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NUOTO

di Giovanni Lestini



(1) Il nuoto nell'antichità



Quando l’uomo è entrato per la prima volta in acqua, ha sentito la necessità di attuare dei movimenti per rimanere in superficie, un po' per quel suo naturale istinto di conservazione, un po' per sfidare un elemento sotto certi aspetti a lui ignoto, ma anche per imitare alcuni animali che aveva l’opportunità di osservare per lungo tempo.
Sin dall’antichità tutte le popolazioni che abitavano in prossimità di un fiume o di un mare hanno sperimentato l'arte del nuoto, come, del resto, svelano le testimonianze dei graffiti, bassorilievi babilonesi o disegni assiri.
Le documentazioni scritte, giunte fino a noi sulla pratica del nuoto nell'antichità, dimostrano che questo esercizio aveva acquisito un carattere utilitaristico sin dalla comparsa dell'uomo sulla terra.

Il saper nuotare aveva assunto, ormai, un carattere di necessità, tanto che la sua diffusione è stata talmente naturale, che l'uomo interagiva con l'acqua come se quest'ultima fosse il suo secondo habitat.

L'habitat, per l'uomo, è il complesso dei fattori che definiscono l'ambiente in cui vive. Nell'antichità, l'acqua rappresentava un luogo particolarmente adatto ai gusti dell'uomo.

Il nuoto, in particolare il bagno, aveva anche una funzione terapeutica ed igienica. Ci sono giunte testimonianze da cui si deduce che:

L'idroterapia è il metodo impiegato in medicina per fini curativi, nel trattamento di varie affezioni e malattie, mediante l'impiego dell'acqua naturale, termale o medicata.

I bagni, nell'antichità, servivano sia per fini igienici e depurativi, sia per fini medici e farmaceutici, tanto che già a quei tempi l'idroterapia era una cura comune per molti popoli.



(segue...)

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