energia muscolare

SVILUPPO DELLA FORZA, DELLA RESISTENZA, DELLA FLESSIBILITA’

di Giovanni Lestini



(7) Mobilità articolare e prestazione sportiva



«La flessibilità costituisce insieme a
forza, resistenza muscolare, composizione corporea,
ed efficienza cardiocircolatoria uno dei fattori
indispensabili per l’efficienza fisica
collegata alla salute.»
(Attilio CARRARO, Massimo LANZA (a cura di), Insegnare⁄apprendere in Educazione Fisica)

La programmazione concernente un lavoro sia di allungamento delle masse muscolari, sia di mobilità articolare di tipo statico dovrebbe prevedere una frequenza da 2 a 5 giorni settimanali, per una durata giornaliera che varia dai 15 ai 60 minuti.
Alcuni esercizi di stretching Il risultato sull’acquisizione di una buona mobilità si dovrebbe rendere manifesto al compimento della quinta settimana di allenamento. L’allungamento muscolare, esercitato su un determinato settore del corpo, deve rispettare tempi gradualmente sempre più lunghi. Pertanto, nelle sedute iniziali, è opportuno mantenere la posizione di allungamento per circa 15-20 secondi, fino a conservarla, nelle ultime sedute, per circa 60 secondi. Ad esempio, si inizia mantenendo la posizione di allungamento per 20 secondi, aumentando di 10 secondi, dopo molte sedute, per arrivare fino ad un minuto. Nelle prime sedute, ogni esercizio deve essere eseguito almeno 3 volte, per effettuare in seguito 5 ripetizioni.
Queste linee generali fanno riferimento ad un piano di lavoro che includa 10 esercizi differenti di allungamento. Dapprima, una serie effettiva di allungamenti di 10 minuti sarà attuata all’interno di una esercitazione di 15 minuti. In un secondo tempo, gli esercizi di allungamento avranno una durata di 50 minuti nel corso di un’ora.
Si è accennato, in precedenza, che la realizzazione di alcuni gesti atletici favorisce la mobilità articolare. L’ampiezza del gesto che può essere effettuato da un’articolazione è caratteristica per due motivi. Prima di tutto, vi è una predisposizione verso un determinato programma di mobilità articolare, in relazione al settore sportivo praticato. Ad esempio, i lanciatori sono forniti di una migliore agilità dell’articolazione del polso, rispetto ai lottatori. In secondo luogo, l’agilità è peculiare riguardo all’articolazione impegnata in una determinata attività sportiva.
In alcuni atleti (ginnasti) è stata riscontrata un’agilità dell’articolazione coxo-femorale al di sopra della media, ma è stato notato che gli stessi atleti hanno una mobilità articolare inferiore alla media, relativamente all’articolazione tibio-tarsica.
Alcune articolazioni hanno una struttura molto debole pertanto, esse incorrono nel rischio di lesionarsi molto facilmente, come, ad esempio, l’articolazione scapolo-omerale. La motivazione di ciò risiede nel fatto che la cavità glenoidea della scapola, che funge da sede in cui alloggia la testa dell’omero, è poco cava. Il motivo essenziale dell’equilibrio di questa articolazione risiede nella capacità protettiva dei fasci muscolari circostanti. Si noti, inoltre, che una eccessiva mobilità articolare è spesso significativa per quanto riguarda la predisposizione ai traumi, in particolar modo nel settore sportivo.
Per questo motivo, i rilevamenti della mobilità articolare ritraggono un importante segnalatore per la scelta di individui, che sono in procinto di iniziare una particolare attività sportiva. Nonostante ciò, è bene tener presente che la predetta scelta è condizionata da una serie di fattori (affettivi, cognitivi, sociali, culturali, ambientali, ecc.) che non possono e non devono sottostare alla semplice legge della medicina sportiva, in quanto è l’individuo che, nella propria totalità psicofisica, sceglie l’attività che più gli è consona, per una proficua evoluzione della personalità, che non può essere scissa dall’accrescimento e dallo sviluppo corporeo.

(segue...)

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