scacchista

Il significato di psicomotricità

di Giovanni Lestini



(4) Lo schema motorio



«A noi interessa il movimento
come veicolo del pensiero».
(RENATO PIGLIACAMPO, Parole nel movimento)

Ivan Pavlov Lo schema motorio è la risultante di tutti quegli apprendimenti motori sottoposti ad un lento, ma costante, processo di assimilazione ed accomodamento di nuove condotte motorie, idonee a produrre e migliorare l’atto motorio in funzione dello scopo. L’integrazione dei nuovi apprendimenti motori consente un valido controllo dell’apparato locomotore, per una idonea organizzazione motoria in merito alle richieste ambientali, favorendo nell’individuo sia la conoscenza della realtà circostante, sia l’instaurarsi di nuovi comportamenti motori (cfr. Luigi CALABRESE, L’apprendimento motorio tra i cinque e i dieci anni, Roma, Armando Armando Editore, 1978, II edizione ampliata, pagg. 25-46).
Ma procediamo con ordine. Quando si parla di apprendimento motorio si intende la facoltà di rispondere a stimoli di diversa natura. Se consideriamo l’apprendimento, e quindi l’apprendimento motorio, dal punto di vista del condizionamento classico, si evince che sin dalla nascita l’individuo è dotato di riflessi, ereditati dalla specie, che gli consentono di rispondere ad ogni stimolo ricevuto (stimolo-risposta). E’ quanto sostiene il fisiologo russo Ivan Pavolv (1849-1936) secondo il quale ogni risposta può essere indotta da un grande numero di stimoli, oltre che da quelli che la provocavano inizialmente. In questo modo l’uomo impara a rispondere a nuove situazioni, ma deve anche appendere nuove risposte. Ma come?

John Broadus Watson Secondo lo psicologo statunitense John Broadus Watson (1878-1958) noi possiamo acquisire nuove risposte e nuove abitudini, anche complesse, mediante la composizione di sequenze di riflessi. Ad esempio, l’azione del camminare contiene in sé una serie di reazioni sequenziali, dall’appoggiare il piede, al movimento di oscillazione dell’altro piede che viene avanti, poggiarlo a terra, spostando il peso del corpo alternativamente da un piede all’altro, considerando anche la contrazione dei muscoli dell’articolazione coxo-femorale, che controllano i movimenti del segmento prossimale dell’arto inferiore. L’ordine così preciso di questa successione di risposte motorie, include che ciascuna reazione motoria produca delle reazioni muscolari che diventano stimoli per le reazioni successive, dando luogo alla deambulazione. In questo modo, mediante l’unione di singole e semplici risposte motorie nell’opportuna sequenza, possiamo ottenere un comportamento motorio nuovo e complesso. Jerome Bruner Infatti, l’intero processo della deambulazione rappresenta un’unica risposta ad uno stimolo ambientale, anche se ci troviamo di fronte ad un’articolata sequenza di connessioni stimolo-risposta.

Lo psicologo americano Jerome Bruner (1915-...), sull’onda degli studi effettuati sul sistema nervoso dei neonati e della prima infanzia, sostiene che nei primi mesi di vita del bambino si manifesti una sorta di movimento volontario, a prescindere dalle sequenze di riflessi. Inoltre, ritiene che nelle attività manipolative del bambino si debba ricercare non tanto la libertà di movimento, quanto le strategie per il controllo manipolativo.

Nikolai Alexandrovich Bernstein D’altro canto le ricerche sulla fisiologia dell’attività effettuate dal neurofisiologo russo Nikolai Alexandrovich Bernstein (1896-1966) dimostrano che gli atti motori volontari sono eseguiti in funzione di uno scopo da raggiungere. Egli sostiene che in base a tale finalità si determina la scelta dell’azione e dei mezzi per migliorare la qualità di esecuzione del movimento. Ed ecco che Bernstein scopre i meccanismi di controllo, di regolazione e di stabilizzazione mediante un circuito riflesso, che consente di ottenere un feedback (retroazione), per consentire la correzione del movimento durante la sua esecuzione. Secondo la tesi del neurofisiologo russo la motricità si evolve per gradi successivi. In sintesi, il movimento scaturisce da una complessa attività, costantemente monitorata, che ha inizio dai recettori, situati nella periferia del corpo umano, che catturano le informazioni ed i dati che vengono inviati alla corteccia cerebrale dove, in seguito all’elaborazione corticale, inizia il fenomeno del feedback, che si evidenzia nella risposta motoria inviata alla struttura artro-osteo-muscolare.

Jean Piaget Un’altra figura che emerge nell’ambito della ricerca che si occupa dell’attività umana è quella dello psicologo svizzero Jean Piaget (1896-1980). Egli sostiene che tutta la conoscenza effettiva, e quindi anche la conoscenza motoria, si basa sulle operazioni. Egli distingue quattro stadi fondamentali nella costruzione delle operazioni, che si estendono dalla nascita alla maturità.
Il periodo senso-motorio (da 0 a 2 anni);
Il periodo pre-operativo (da 2 a 7 anni);
Operazioni concrete (dai 7 agli 11 anni);
Operazioni formali (dagli 11 ai 15 anni)
.

Il periodo senso-motorio (da 0 a 2 anni). In questo periodo il bambino esegue soltanto azioni motorie senza una vera e propria attività di pensiero, mostrando, peraltro, un’intelligenza senso-motoria, che non è ancora di tipo operatorio, in quanto tali azioni non sono state interiorizzate sotto forma di rappresentazioni. Se, ad esempio, al bambino viene mostrato un giocattolo che viene subito coperto con un telo, egli invece di togliere il telo rinuncerà al tentativo di cercarlo, in quanto tale oggetto non ha, ancora, un carattere permanente nel campo percettivo. Si dovrà attendere il primo anno di vita, affinché l’oggetto divenga permanente nel campo spaziale che coinvolge il bambino. Egli nel primo anno di vita inizia a coordinare i propri movimenti nel campo spaziale che lo circonda, dimostrando di essere in grado sia di tornare al punto di partenza (reversibilità), sia di eseguire i movimenti con i vari cambi di direzione (associatività), raggiungendo una forma finale di equilibrio.

Travaso Il periodo pre-operativo (da 2 a 7 anni). In questo periodo originano le immagini mentali, in cui le azioni vengono interiorizzate sotto forma di pensiero: si assiste alla formazione di rappresentazioni. Il bambino associa le azioni recenti con quelle che si sono verificate in tempi più remoti e in spazi lontani. Dai 2 ai 7 anni nel bambino è, però, ancora assente il concetto di reversibilità e di conservazione della quantità ad un livello superiore al periodo senso-motorio. Ad esempio, se egli versa il contenuto di una bottiglia all’interno di un’altra di forma differente, crede che la quantità del contenuto sia aumentata o diminuita a seconda del variare della forma della bottiglia. In altre parole, il bambino è in grado di percepire i mutamenti, ma a senso unico, in quanto non riesce ancora a comprendere quando la struttura negli oggetti rimane immutata al di lá di ogni trasformazione, non cogliendo il processo di reversibilità.

Manipolazione Operazioni concrete (dai 7 agli 11 anni). In questo stadio il bambino, sull’onda del periodo precedente, opera sui dati e sulle informazioni che egli acquisisce, per poterli utilizzare durante lo svolgimento di un compito, mediante l’acquisizione del carattere di reversibilità. «In questo modo, le operazioni logiche risultano dalla coordinazione delle azioni di combinazione, dissociazione, ordinamento e determinazione di corrispondenze, che allora acquistano la forma di sistemi reversibili» (PIAGET). Precisa, inoltre, Piaget che tali operazioni sono realizzate sui singoli oggetti e si svolgono separatamente in ciascun campo, senza arrivare ad una completa generalità, poiché si raggiunge una progressiva strutturazione dei singoli campi.

Operazioni formali (dagli 11 ai 15 anni). La caratteristica che distingue questo quarto stadio è la facoltà di ragionare su ipotesi. Il pensiero dell’individuo non procede, come avveniva anzitempo, dal reale al teorico, ma inizia a stabilire le relazioni dalla teoria per verificare i collegamenti tra le cose. L’instaurarsi del ragionamento ipotetico-deduttivo genera nel ragazzo una maturazione logica interiore, mediante la quale si evidenzia la capacità di astrazione, che è alla base di quella intellettuale. Egli prende in considerazione le proposizioni, per verificare la relazione e le implicazioni tra gli oggetti. Pertanto, l’instaurarsi del processo logico-deduttivo consente al ragazzo di considerare la realtà a partire da ipotesi astratte, da cui origina la sintesi del possibile e del necessario (cfr. Jean PIAGET, Logica e Psicologia, trad. Anna Valeria Visalberghi, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1969, pagg. 13-26).

Salto in alto In considerazione di questo breve, e non certamente esaustivo, panorama relativo agli studi, ricerche e considerazioni di alcune tra le menti più autorevoli che si sono interessate allo sviluppo psico-fisico dal periodo neonatale alla fase pubertaria riguardo allo schema motorio, possiamo aggiungere che l’individuo può costruirsi uno schema motorio soltanto in seguito alla maturazione del proprio schema interiore, che gli consenta di interagire con la realtà circostante. E’ indubbio che il movimento, qualunque esso sia, è fonte di conoscenza. In particolar modo, nell’età infantile questo grado di conoscenza è intimamente collegato allo stadio di maturazione dello schema motorio del fanciullo.
Alla base della crescita motoria troviamo tutte le attività manipolative, l’azione, i giochi e tutte le esperienze con gli oggetti.
Di preminente importanza è la pratica dell’attività motoria, che consente all’individuo di condurre il proprio schema motorio ad un graduale miglioramento, oltre che a colmare gli eventuali "vuoti" che potrebbero essersi creati durante le fasi di crescita. Inoltre, una costante pratica sportiva può far emergere eventuali capacità latenti le quali, mediante l’intelligenza motoria, possono rivelare le caratteristiche più nascoste delle potenzialità motorie dell’individuo.
All’unisono con Piaget possiamo affermare che l’individuo «si trova, come se fosse in un campo di forze governato dalle leggi dell’equilibrio, impegnato a sviluppare trasformazioni od operazioni determinate non solo da occorrenze dell’immediato passato, ma dalle leggi dell’intero campo operatorio di cui quelle passate occorrenze formano una parte» (Jean PIAGET, Logica e Psicologia, trad. Anna Valeria Visalberghi, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1969, pag. 46).

(segue...)

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