scacchista

Il significato di psicomotricità

di Giovanni Lestini



(3) Lo schema corporeo



«A noi interessa il movimento
come veicolo del pensiero».
(RENATO PIGLIACAMPO, Parole nel movimento)

Giro angolare Il concetto di schema corporeo nasce nel 1905, periodo in cui il francese Pierre Bonnier affronta alcune ricerche sulla "aschematia", ovvero la rappresentazione spaziale e topografica del corpo, che risulta essere alterata in soggetti con lesioni al sistema nervoso centrale, in quanto questi ultimi mostrano una percezione deformata del proprio corpo.
Volendo dare una definizione di schema corporeo, possiamo affermare che è l’organizzazione delle impressioni muscolari, articolari, periarticolari, visive e tattili, che il nostro corpo riceve relativamente alle informazioni provenienti dalla realtà circostante.
Tutto ciò è possibile anche in virtù del giro angolare presente nella corteccia cerebrale, che ci consente di concretizzare la rappresentazione spaziale corporea, generando in tal modo la rappresentazione dell’Io corporeo, ovvero «l’insieme delle reazioni e delle azioni del soggetto aventi per funzione l’adeguamento e l’adattamento al mondo esterno» (Pierre VAYER, Educazione psicomotoria nell’età scolastica, trad. Manuel Gutierrez, Roma, Armando, 2000, diciottesima ristampa, pag. 31).
Ciò implica da un lato l’attività tonica, mediante la quale si determinano le posizioni e gli atteggiamenti corporei, dall’altro l’attività cinetica, che si esplica mediante gli atti motori rivolti verso il mondo esterno.
Sin dalla nascita la funzione tonica trova la propria espressione in tutti gli atteggiamenti attraverso i quali si evidenziano delle variazioni tonico-posturali, che rispecchiano l’aspetto emozionale del movimento. Il neonato non riesce a differenziare se stesso dalla realtà circostante: egli dovrà conquistare tappa per tappa il proprio diversificato dall’altro. Secondo Wallon si genera un vero e proprio dialogo tonico tra l’infante e l’ambiente. Spesso sentiamo parlare di tono, ma quando proviamo ad introdurci nel significato di questa parola potrebbe sorgere qualche difficoltà di natura semantica: semplicemente possiamo affermare che il tono è «lo stato di tensione costante esistente in un muscolo» (ENRILE). Possiamo soltanto aggiungere che questo stato di tensione è sempre presente, sia nella stazione eretta, sia quando stiamo seduti e anche quando dormiamo.
Dialogo tonico/corporeo Il tono, insieme con il movimento, rappresenta il mezzo di comunicazione per eccellenza del bambino. E’ la mamma che coglie per prima questi messaggi di natura affettiva, relazionale, tonico-motoria. Nel contempo è lei stessa ad inviare, mediante il contatto fisico, altri messaggi della stessa natura. E’ uno scambio reciproco di affettività, che diventa dialogo tonico/corporeo in cui mamma e figlio comunicano i loro stati emozionali (ansia, sicurezza, serenità, ecc.), in modo tale da determinare quel legame generato da una alfabetizzazione affettivo-motoria. E’ l’inizio di una primitiva diversificazione tra il sé e l’ambiente circostante.
Con la crescita questa distinzione sarà sempre più evidente grazie alla esterocettività ed alla kinestesia.
Pertanto, tutto ciò che viene colto dall’esterno, mediante gli esterocettori (cellule nervose, recettori, sensibili agli stimoli provenienti dall’esterno), si traduce in impressioni tattili, muscolari, visive, che, elaborate dalla corteccia cerebrale, informano l’individuo: 1) sulla molteplicità delle parti che compongono il corpo; 2) sulla struttura organica di queste parti in un tutt’uno; 3) sulla posizione che queste parti assumono durante il movimento nella dimensione spazio-temporale.
Per quanto riguarda la kinestesia, essa riassume una duplice tipologia di sensibilità: quella posturale, detta propriocettiva, e quella viscerale, detta enterocettiva. La prima attività sensoriale (propriocettiva) si manifesta nel periodo prenatale, attraverso i movimenti del feto. La seconda (enterocettiva) si evidenzia subito dopo la nascita con il primo atto respiratorio, la peristalsi intestinale e la deglutizione.
E’ proprio grazie alla kinestesia ed alla esterocettività che il bambino realizza le fondamenta per la costruzione del proprio schema corporeo, per una iniziale differenziazione tra se stesso ed il mondo circostante. Bisognerà attendere il 3° mese di vita, affinché le componenti della sensibilità kinestesica ed enterocettiva si integrino, in seguito alla mielinizzazione delle fibre nervose di alcune aree cerebrali corticali e sottocorticali (cfr. Luigi CALABRESE, L’apprendimento motorio tra i cinque e i dieci anni, Roma, Armando Armando Editore, 1978, II edizione ampliata, pag. 108-112).

E’ chiaro, quindi, che la strutturazione dello schema corporeo si consolida lentamente, ma progressivamente, attraverso alcune tappe obbligate, che intercorrono tra il periodo neonatale e la fase prepuberale (12 anni), anche se con un certo margine di elasticità.

Riflessi nel neonato Entro i primi 2 anni di vita nel bambino, attraverso il dialogo tonico con la madre, sono presenti i primi riflessi tonici (riflesso di Moro o riflesso di abbraccio, riflesso di raddrizzamento, riflesso di deambulazione automatica, riflesso di prensione, riflesso tonico asimmetrico del collo, riflesso di suzione e deglutizione), successivamente subentra l’azione del camminare, quindi i primi coordinamenti motori. Una notevole importanza assumono i movimenti volontari relativi alla prensione. L’esplorazione dello spazio circostante attraverso l’attività manuale implica una serie di interventi di altre funzioni corporee, come la vista, il tatto, il linguaggio, oltre alla dominanza emisferica, iniziando così il processo di discriminazione tra il sé e la realtà circostante.

2-5 anni: la prensione è sempre più precisa. Anche gli altri gesti e la locomozione si fanno via via sempre più coordinati. Il bambino conosce sempre di più attraverso il movimento: egli impara a distinguere ed a conoscere la propria struttura corporea, ed è per questo che inizia ad utilizzare i segmenti del proprio corpo in maniera sempre più differenziata. Si affaccia, dalla visione globale e indifferenziata, sul panorama che gli offre due mondi: il e l’altro. Continua a rapportarsi con l’adulto, e proprio per questo prende le distanze dal mondo esterno, maturando il processo di identificazione dell’Io in contrapposizione all’Altro.

5-7 anni: il bambino dalla fase globale ed indifferenziata passa allo stadio analitico, in cui il e l’altro sono delle entità distinte e separate. Le impressioni motorie e cinestesiche sono collegate alle altre informazioni provenienti dagli organi di senso (in particolar modo vista, udito, tatto). Il bambino in questa fase transita dal vissuto corporeo alla rappresentazione del . E’ in questo periodo che si definisce la lateralità, si sviluppa il controllo della respirazione e della postura, gli arti superiori conquistano la loro indipendenza dal tronco, si inizia a comprendere la differenza tra destra e sinistra, l'adulto rimane sempre il punto di riferimento per relazionarsi con la realtà circostante.

La corsa nelle varie età 7-12 anni: il bambino diventa consapevole dei vari segmenti corporei e della relativa possibilità di movimento degli stessi. Prende coscienza sull’autonomia degli arti superiori ed inferiori rispetto al tronco e manifesta la capacità di rilassamento totale o segmentario. In questa fase si determina l’indipendenza tra la destra e la sinistra, i vari elementi e segmenti corporei divengono autonomi nel movimento e nel relativo controllo, si acquisisce la consapevolezza della conoscenza di sé per trasferirla alla conoscenza degli altri; sono, inoltre, notevoli le capacità che consentono al giovane di apprendere e di relazionarsi con la realtà circostante. Egli diviene autonomo ed il rapporto con l’adulto si trasforma via via in una sorta di cooperazione, che gli schiude la porta alle prime mansioni di responsabilità. (Cfr. Pierre VAYER, Educazione psicomotoria nell’età scolastica, trad. Manuel Gutierrez, Roma, Armando, 2000, diciottesima ristampa, pagg. 35-37).

Ma dove si forma lo schema corporeo? Risponde il neuropsicologo russo Aleksandr Lurija sostenendo che esso origina in tre aree della corteccia cerebrale: aree primarie, aree secondarie ed aree terziarie. Le aree primarie o di proiezione hanno la funzione di isolare e di analizzare ogni singola e determinata stimolazione sensoriale come quella visiva, acustica, tattile, uditiva, kinestesica. Le aree secondarie integrano ed analizzano le informazioni delle aree primarie, in rapporto agli stimoli oggettivi concreti ed all’orientamento spazio-temporale. Le aree terziarie o di embricazione, posizionate nella regione parieto-temporo-occipitale, sono le aree di sovrapposizione degli analizzatori, che svolgono la funzione di integrazione di tutti i segnali eccitatori che giungono dagli analizzatori stessi. Tali segnali sono sottoposti ad un processo di analisi e sintesi in queste aree, per essere in seguito inviati nell’area motoria ed in quella frontale per la pianificazione spazio-temporale.
Questo complesso sistema di elaborazione dei dati sensoriali consente all’individuo di conquistare uno schema corporeo strutturato, che altro non è se non «la rappresentazione più o meno cosciente del corpo in movimento o immobile, della sua posizione nello spazio, della postura rispettiva dei differenti segmenti, del rivestimento cutaneo attraverso il quale il soggetto è in contatto con il mondo» (AJURIAGUERRA - HECAEN).

(segue...)

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