gesti

La comunicazione non verbale

di Giovanni Lestini



(3) Le modalità della comunicazione non verbale



«Il comportamento non ha un suo opposto ...
non esiste un qualcosa che sia un non-comportamento ...
non è possibile non avere un comportamento.
Ora, se si accetta che l'intero comportamento in una situazione
di interazione ha valore di messaggio, vale a dire è
comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi,
non si può non comunicare».
(Paul WATZLAWICK, Pragmatica della comunicazione umana)

Chaplin Nella comunicazione non verbale si possono distinguere:

A volte, ci possiamo trovare di fronte a gesti codificati di chiara matrice italiana, come il modo salutarsi con un abbraccio, con la tipica stretta di mano, con una pacca sulla spalla, con il classico "dammi il cinque", ecc. Altri segni convenzionali possono rappresentare una moda generazionale, che coinvolge soprattutto i giovani nel modo di vestirsi, di adottare particolari acconciature, di tatuarsi. Una vera e propria alfabetizzazione gestuale che apprendiamo fin dall’infanzia e che, a livelli inconsci, ci permette di comprendere e di essere compresi nell’interazione con gli altri.

I segnali della C.N.V. si dividono in 4 grandi categorie:

Chaplin La cinesica è la scienza che studia la gestualità. Paul Watzlawick la colloca all'interno della comunicazione analogica. Quest'ultima non si limita, però, al solo movimento del corpo, ma deve includere anche «le posizioni del corpo, i gesti, l'espressione del viso, le inflessioni della voce, la sequenza, il ritmo e la cadenza delle stesse parole, e ogni altra espressione non verbale di cui l'organismo sia capace» (P. WATZLAWICK, J.H. BEAVIN, Don D. JACKSON, Pragmatica della comunicazione umana, trad. Massimo Ferretti, Roma, Astrolabio-Ubaldini Editore, 1971, pag. 55).
La cinesica, che rappresenta il 55% della comunicazione, si occupa dell'interpretazione mimica e consiste nella decodifica dei movimenti e dei gesti che effettuiamo mediante le espressioni del viso, le posture corporali e gli atteggiamenti motori. Fu l'antropologo americano Ray Birdwhistell, negli anni Cinquanta dello scorso secolo, a coniare il termine «cinesica», dal greco kinesis - "movimento", per indicare la tipologia di comunicazione che avviene mediante i gesti e la mimica. Durante lo svolgimento di un dialogo i gesti, le espressioni e le posture comunicano ulteriori messaggi mediante la gestualità. Nella cinesica l'episodio comunicativo può essere voluto od accidentale. I gesti accidentali sono quelli che compiamo senza esserne consapevoli, nonostante ciò essi veicolano dei segnali, che trasmettono un determinato significato all'interlocutore che ci osserva.
Per gli Occidentali il gesto di stringere la mano è sinonimo di amicizia, l'abbraccio è segno di affetto, il pollice e l'indice congiunti a forma di anello dicono "OK".
Ciascuna civiltà possiede un linguaggio dei segni, che stabilisce la possibilità di comunicare con l'altro. In Turchia, ad esempio, se una domanda è seguita da una risposta negativa, il capo dovrà essere mosso verticalmente in su ed in giù, come se si stesse dicendo "SI".
Nella tradizione religiosa sono presenti dei gesti ben precisi, come il segno della Croce e le mani giunte. Alzare le mani per pregare è un gesto comune sia per i Greci, sia per l'Islam.
Nella danza, in particolar modo in quella orientale, esistono delle posizioni codificate, che acquisiscono significati ben precisi.
In politica il pugno chiuso e la mano aperta con il braccio destro teso indicano due idee completamente opposte.
Un gesto od una posizione particolari possono rievocare un personaggio od una situazione ... tutto senza dire una parola.

La paralinguistica, o paraverbale, rappresenta il 38% della comunicazione. Essa studia l'utilizzo di suoni o parole privi di significato logico - razionale, ovvero lo studio dei tratti soprasegmentali (i toni della voce), che rinforzano la comunicazione linguistica. Il 93% della comunicazione è governata dall'inconscio. Questo si manifesta con un linguaggio, spesso inconsapevole, che prescinde dalla parte logica. Se conosciamo il linguaggio dell'inconscio è come se avessimo a disposizione il "quadro" mentale del nostro interlocutore, per meglio seguire la giusta rotta durante l'interazione. In tal modo potremo renderci conto se il nostro operato sta procedendo nella giusta direzione, oppure necessita di alcune modifiche. Infatti, l'inconscio dell'interlocutore ci trasmette incessantemente la manifestazione di gradimento o di rifiuto. La paralinguistica studia ed interpreta le inflessioni della voce, i segnali inconsci di gradimento, il ritmo della voce, il diverso significato di un accento, un'incertezza, le pause che di tanto in tanto interrompono il continuum fonico, il tamburellare o lo schioccare le dita, il significato di uno sbadiglio o addirittura di un singhiozzo. I comportamenti paralinguistici possono essere manifestati in maniera consapevole od inconsapevole, con la produzione di atteggiamenti, che scaturiscono dalla sfera affettivo-emozionale.

La prossemica, in un certo senso, è la "comunicazione" in cui è lo spazio che parla. Fu l'antropologo statunitense Edward Hall a coniare questo vocabolo. In merito al significato di questo termine, il vocabolario Treccani così recita: «Parte della semiologia che studia il significato assunto, nel comportamento sociale dell’uomo, dalla distanza che l’individuo frappone tra sé e gli altri e tra sé e gli oggetti, e quindi, più in generale, il valore attribuito da gruppi sociali, diversi culturalmente o storicamente, al modo di porsi nello spazio e al modo di organizzarlo». Quindi, la prossemica è la gestione degli spazi nel lavoro, negli affari, nelle relazioni, nella vita quotidiana; pertanto, anche se non parliamo e se crediamo di stare in silenzio è lo spazio che parla per noi. La prossemica può essere considerata «l'alfabeto del comportamento spaziale», in cui si distinguono quattro distanze:

Dittatore

La digitale è una naturale prosecuzione della prossemica: se andremo molto vicino ad un soggetto arriveremo a toccarlo. Noi tocchiamo solo le persone con le quali abbiamo un rapporto di fiducia. La digitale può servire sia per creare stati emozionali, sia per verificare l'accettazione del rapporto di fiducia. Se il rapporto di fiducia è negativo, o la persona vive dei problemi a livello cinestetico, il toccare la persona può provocare risposte negative.

Quando parliamo con una persona, se desideriamo che ci siano dei riscontri positivi, è auspicabile adottare una postura corretta ed aperta, guardando negli occhi l’interlocutore, manifestando un comportamento che si ispiri al concetto di empatia, che indica la capacità di immedesimarsi in un'altra persona e di proiettarsi nei suoi stati emotivi, in tale proiezione si evidenzia il modo della comunicazione fra le persone.
Inoltre, è bene ricordare che la comunicazione verbale è ulteriormente favorita se è in sintonia con quella corporea e non verbale. Spesso la problematica e le perplessità scaturiscono dalla mancanza di coerenza, tra ciò che si afferma verbalmente e ciò che si comunica con il corpo.
A volte, se tra gli interlocutori un contatto visivo può provocare un certo tipo di difficoltà, quello corporeo li mette proprio a disagio. Ciò dipende dall’entità con cui essi hanno percepito l’intrusione nel loro spazio corporeo, di conseguenza sono indotti a difendersi dalle invasioni avvenute nel "proprio spazio".
Nei primi approcci comunicativi cominciamo con una formale stretta di mano, per passare all’allungamento dell’altro braccio nella stretta amichevole fra amici, per giungere al classico abbraccio fra due compagni di vecchia data. Ciascuno di questi atteggiamenti può essere più o meno, convincente, caloroso sfuggente, imbarazzato.

I fondamenti della comunicazione (verbale + non verbale) si possono così sintetizzare: ogni comunicazione ha quasi sempre due aspetti – uno di contenuto ed uno di relazione; non si può non comunicare, perchè si comunica sempre qualcosa; se non si comunica, si comunica di non voler comunicare.

(segue...)

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