gesti

La comunicazione non verbale

di Giovanni Lestini



(4) Concetto di linguaggio del corpo



«Il comportamento non ha un suo opposto ...
non esiste un qualcosa che sia un non-comportamento ...
non è possibile non avere un comportamento.
Ora, se si accetta che l'intero comportamento in una situazione
di interazione ha valore di messaggio, vale a dire è
comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi,
non si può non comunicare».
(Paul WATZLAWICK, Pragmatica della comunicazione umana)

Il linguaggio del corpo ha un'enorme importanza nel comportamento sociale dell'individuo. La comunicazione verbale ha permesso all'uomo di evolversi e di ascendere nella scala biologico-evolutiva, d'altro canto non si può negare che la nostra esistenza si basa tanto sulla comunicazione non verbale al 93% (gestualità-55%, tono della voce-38%), quanto su quella verbale, anche se soltanto nella misura del 7%. Il 70% dell'influenza che esercitiamo sugli altri proviene dal nostro linguaggio del corpo. Sembra incredibile, ma nei primi 60 secondi di interazione con il proprio interlocutore, la persona può trasmettere con il suo corpo fino a 10.000 messaggi! E questo in maniera quasi del tutto inconscia. Possiamo mentire con le parole, ma non con il nostro corpo.

Fantozzi Possiamo definire il linguaggio del corpo come una sorta di "linguaggio silenzioso", che emerge direttamente dal subconscio, da cui provengono i segnali offerti dalla sfera affettivo-emotiva. La gestualità è uno dei nostri mezzi di comunicazione che ci consente di trasmettere, a volte involontariamente, tutti quei messaggi che il linguaggio verbale non sa e non può comunicare. A volte, durante una conversazione, mediante il linguaggio del corpo possiamo produrre inconsapevolmente alcuni segnali che tradiscono i contenuti del subconscio, creando così un'interferenza all'interno della trasmissione del messaggio.

Il linguaggio del corpo veicola il significato dei nostri messaggi nella misura del 93%, tanto è l'influenza del "non verbale" in un colloquio, in un discorso od in una conversazione. Questo significa che le prime impressioni si formano a partire dai primi 20 secondi ai 3 minuti. Ciò dipende sia dal modo in cui ci presentiamo, sia dal "come" diciamo le cose, piuttosto che da quello che realmente diciamo. Nel caso in cui ci sia incoerenza tra il contenuto verbale ed il modo in cui lo comunichiamo, l'interlocutore tenderà a credere al modo e non al contenuto verbale. Ecco che allora il "non verbale" assume la connotazione di «metalinguaggio», vale a dire, un linguaggio nel linguaggio ed al di là del linguaggio, dettato spesso da un subconscio silenzioso, ma più eloquente di migliaia di manifestanti ad una manifestazione di protesta.

Tutti i movimenti esercitati dal capo o da altre parti del corpo, come lo sguardo, le posture, la collocazione nella dimensione spazio-temporale, il contatto corporeo, le espressioni del volto ed il tono della voce raffigurano una rilevante quantità di variabili che possono confermare o smentire il contenuto della comunicazione verbale emessa dall’interlocutore. Ad esempio, quando sosteniamo che una persona, in seguito ad un dialogo, non è stata convincente, lo dobbiamo al fatto che sono emerse alcune differenze fra tutte le informazioni che erano comunicate verbalmente e ciò che veniva percepito da noi a livello della comunicazione non verbale. Pertanto, lo scarto che si è verificato tra i due codici comunicativi (verbale e non verbale) si è rivelato cruciale per la formulazione del giudizio sull’interlocutore. Ciò rappresenta il processo di elaborazione che si verifica molte volte al giorno in qualsiasi contingenza comunicativa.

fantozzi Durante un colloquio di lavoro, ad esempio per l'assunzione in una azienda, il candidato "diligente" osserva attentamente l'esaminatore, per tradurre qualsiasi segnale di approvazione o di disapprovazione che quest'ultimo potrebbe emettere con messaggi gestuali. Gli eventuali segnali di positività favoriranno un'esposizione più fluida e senza ostacoli; di contro, una gestualità, che evidenzi fastidio e disapprovazione, produrrà, nel candidato, una situazione di allarme, di ansia, di sconforto, che oltre a manifestarsi con modalità differenti, modificherà anche il suo modo di comportarsi. E tutto a causa di un semplice sguardo, di un cenno con il capo, di una "smorfia" con il viso.

«Dallo studio classico di Mehrabian si può concludere che l'impressione creata negli altri dipende essenzialmente da tre fattori:

  1. l'aspetto fisico;
  2. il modo in cui ci esprimiamo;
  3. ciò che diciamo.

In breve, il linguaggio non verbale comunica assai più delle parole!» (James BORG, Il linguaggio del corpo. Guida all'interpretazione del linguaggio non verbale, trad. Simonetta Bertoncini, Milano, Tecniche nuove, 2009, pag. 18).

(segue...)

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