megafono

Motricità ed articolazione del linguaggio

di Giovanni Lestini



(4) Altre lesioni dei centri vocali



«...tramite il fascicolo arcuato interno ,
l’Area di Wernicke attiva un’area
associativa motoria, detta di Broca; che...
grazie al controllo della fonoarticolazione,
permette di produrre i suoni verbali»
(Flavio MANIERI, La dimensione orale)

Nelle lesioni delle aree anteriori dell’emisfero sinistro, si ha sovente per conseguenza l’omissione di preposizioni, congiunzioni e verbi ausiliari, e quindi casi del cosiddetto "linguaggio telegrafico". I maggiori problemi riguardano le costruzioni sintagmatiche, la fluenza verbale e le melodie cinetiche, proprio per la relazione che esse sembrano avere con l’organizzazione "seriale" dei processi verbali.
Le lesioni relative al fascicolo arcuato generano forme da Afasia da conduzione, in cui permangono buone la comprensione, la denominazione e talvolta la comprensione della lettura. Sono, però, compromesse la ripetizione, la scrittura e la ripetizione ad alta voce. La parola spontanea, pur fluente, è ricca - come la denominazione - di parafasie fonetiche.
Una lesione del giro angolare dà luogo alla Afasia anomica, nella quale appaiono ancora buone la parola spontanea, insieme alla comprensione del linguaggio altrui, e la ripetizione. Sono, al contrario, compromesse la denominazione, la scrittura, la lettura ad alta voce e al sua comprensione.
Si conoscono, poi, altre tre forme rilevanti di afasia: l’Alessia pura, la Sordità verbale e la Sindrome di isolamento dell’area del linguaggio.
Della prima appaiono responsabili lesioni dello splenio del corpo calloso e della corteccia occipitale sinistra. Esse comportano la perdita della capacità di leggere ad alta voce e di comprendere quanto si va leggendo, per un forte deficit della velocità di identificazione del materiale ortografico. E devono essere, dunque, considerate solo indirettamente connesse con le più immediate problematiche orali.
Nella sordità verbale, al contrario, l’agente responsabile, che può essere localizzato in lesioni che disconnettono le aree acustiche primarie della relativa area associativa di Wernicke, danneggia la comprensione del linguaggio altrui. E quindi la scrittura sotto dettatura e la ripetizione.
Ancor più vaste compromissioni si hanno per la sindrome da isolamento, dove - accanto ad una sufficiente fluidità verbale, conseguente a stimoli, che si accompagna a varie anomalie (parafasie, neologismi, anomie, nullo contenuto informativo) -, si evidenziano danni alla capacità di comprensione. E, al tempo stesso, gravi limitazioni nella ripetizione, nella scrittura, nella lettura ad alta voce e nella relativa comprensione.
L’acquisizione del linguaggio articolato e simbolico si lega sia a fattori maturativi nervosi che a fattori contestuali, relativi al periodo di esposizione agli stimoli linguistici adulti e allo sviluppo di relazioni affettive con l’ambiente. Già, infatti, fra la 12ˆ e la 18ˆ settimana il piccolo mostra una sua prontezza a coinvolgersi come partner interattivo d’un adulto che gli rivolga una parola (omissis). La sua manifestazione verbale si costituisce strutturalmente in due elementi fondamentali, l’intenzione comunicativa e il progressivo possesso dei codici fonetici, lessicali, grammaticali, sintattici, ed infine stilistici, per una formazione "competente" di sequenze sonore. E cioè di frasi adeguate alla intenzione e perfettamente comprensibili da native speakers di stessa lingua. Per questi motivi il linguaggio tende a svilupparsi nel bambino non prima del secondo anno.
Il periodo critico per una esposizione valida a stimoli ambientali di ordine linguistico sembrerebbe estendersi, appunto, dai due anni fino alla pubertà. (Omissis). E, d’altra parte, tra i due anni e sei mesi e i tre anni la produzione linguistica tende ad emergere come modalità primaria per l’espressione simbolica, mentre nei primi sei mesi del terzo anno essa si va meglio differenziando dal contesto di gioco, quando vi si accompagna. In questa fase si passa, infatti, dal gioco rappresentazionale al cosiddetto gioco concettuale. Per di più, in quegli stessi anni - secondo la ricerca di Warren - i bambini tendono a fare meno lapsus linguistici degli adulti. Il risultato, coerente con alcune affermazioni della psicoanalisi, tende ad essere attribuito alle minori condizioni di repressione e di rimozione alle quali sono ancora sottoposti impulsi e idee.

Citato da: Flavio MANIERI, La dimensione orale, Università degli studi di Roma - Dipartimanto di Scienze dell’Educazione, [s. l.], Bagatto Libri, [s. d.], pagg. 29-34.

(segue...)

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