Biomeccanica del corpo umano

Cenni di biomeccanica

di Giovanni Lestini



(10) Il salto



«...questo grandissimo libro che continuamente ci sta
aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo),
non si può intendere se prima non s’impara
a intender la lingua, e conoscer i caratteri ne’
quali è scritto. Egli è scritto in lingua
matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi
ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi
è impossibile a intenderne umanamente la parola;
senza questi è un aggirarsi vanamente per
un oscuro laberinto».
(Galileo GALILEI, Il Saggiatore, VI, 232)

Fase di rincorsa e stacco L’analisi dei principali parametri che intervengono sulla buona qualità del salto riguarda: la rincorsa, lo stacco ed il volo.
In alcuni tipi di «salto» si tende ad ottenere una maggiore lunghezza come avviene nel "lungo" e nel "triplo", o una maggiore altezza come nel salto in alto ed in quello con l’asta, infine, il volteggio che rappresenta il gesto atletico in cui si tende a raggiungere una maggiore distanza.
Fase di volo Ad esempio, nel salto in lungo la lunghezza è data dalla combinazione tra le componenti orizzontale (velocità) e verticale (elevazione e stacco). Un elemento determinante, per ottenere una valida prestazione, dipende dalla velcità della rincorsa. La fase verticale consiste nella complessità del gesto motorio dell’arto inferiore di battuta, risultante da una rapida estensione del bacino, del ginocchio e della flessione plantare del piede. Questi gesti motori producono, nella loro verticalizzazione, un’accelerazione verso l’alto, che «dovrebbe» consentire all’atleta di realizzare, al momento dello stacco, un angolo ottimale di circa 40° gradi, ma, non essendo sufficienti le forze muscolari applicate, i valori ottenuti si aggirano intorno ai 22° gradi. Nella componente orizzontale la velocità è di circa 9m⁄sec, per un atleta che percorre, mediamente, i 100m in 11 sec.
Fase di volo e atterraggio In seguito alla fase di stacco si genera un moto balistico di elevazione del corpo, associato ad una rotazione sull’asse trasversale in senso orario. Tale rotazione deve essere assolutamente evitata, in quanto provoca lo spostamento dei piedi «al di sotto o dietro la verticale del baricentro», compromettendo il buon esito del salto. La differenza tra le diverse tecniche è rivolta proprio alla ricerca del contrasto relativo a questa rotazione.
Per ridurre al minimo la resistenza dell’aria durante la fase di volo, l’atleta deve flettere il corpo in avanti avvicinandolo, insieme con gli arti superiori, a quelli inferiori. In questo caso, però, si riduce il momento d’inerzia del corpo; risulta, pertanto, difficoltoso evitare la rotazione del corpo stesso, in senso orario, sul proprio asse trasversale.
Fase di stacco, volo e atterraggio In un’altra tecnica più evoluta l’atleta, in seguito allo stacco, distende in alto gli arti superiori, portando un arto inferiore disteso in avanti, per poi ruotarlo repentinamente all’indietro, flettendo l’arto inferiore di battuta in avanti, come nell’atto di compiere un passo in aria. Tale azione produce un movimento antiorario, che contrasta la rotazione oraria di cui sopra, rendendo il salto più spettacolare e redditizio, soprattutto se si aggiunge un secondo passo in aria. Ma questo è appannaggio dei grandi campioni.
Fase di stacco, volo e atterraggio nel salto in alto Per quanto riguarda il salto in alto, si può osservare, sinteticamente, che la traiettoria del baricentro del corpo non può più variare dal momento in cui l’atleta esegue l’azione di stacco. Ciascun movimento impresso ai segmenti corporei, durante la fase di volo, consentirà soltanto il cambiamento relativo alla posizione del baricentro rispetto al corpo (Picasso). In questa specialità dell’atletica leggera alla rincorsa è affidato il compito di preparare la fase di stacco da terra, facendo particolare attenzione alla componente verticale, che deve conferire da un lato una notevole elevazione, dall’altro un angolo rispetto all’orizzontale il più alto possibile (Picasso).

(segue...)

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