Biomeccanica del corpo umano

La biomeccanica

di Giovanni Lestini



(9) La corsa



«...questo grandissimo libro che continuamente ci sta
aperto innanzi agli occhi (io dico l’universo),
non si può intendere se prima non s’impara
a intender la lingua, e conoscer i caratteri ne’
quali è scritto. Egli è scritto in lingua
matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi
ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi
è impossibile a intenderne umanamente la parola;
senza questi è un aggirarsi vanamente per
un oscuro laberinto».
(Galileo GALILEI, Il Saggiatore, VI, 232)

Fasi della corsa La corsa si differenzia dalla camminata poiché, in luogo della fase del doppio appoggio (deambulazione), si verifica la fase di sospensione, o fase aerea, in cui entrambi i piedi non sono a contatto con il terreno, verificandosi la fase aerea.
Nella corsa possiamo distinguere una fase di appoggio ed una fase di volo.

Fase di appoggio. L’atleta guadagna il terreno inizialmente con il calcagno, successivamente con il piede propriamente detto, infine con l’avampiede, che esegue l’azione di spinta, per eseguire la fase di stacco.
Questa fase può essere suddivisa in tre segmenti: appoggio e ammortizzazione, sostegno, estensione e spinta.

Fase di appoggio Appoggio e Ammortizzazione. Il calcagno prende contatto con il suolo. In questo preciso momento il piede subisce un carico superiore al peso corporeo di circa tre volte; tale carico è ammortizzato grazie all’intervento del tricipite surale; le vibrazioni impresse dall’impatto vengono trasmesse dapprima all’intero arto inferiore, che ammortizza ulteriormente il carico per l’azione del quadricipite femorale, oscillazione successivamente le vibrazioni sono trasmesse alla colonna vertebrale, che ammortizza le sollecitazioni in virtù dei dischi intervertebrali e delle sue curve fisiologiche. Se i processi di ammortizzazione non sono proporzionali rispetto alle sollecitazioni (anche con l’ausilio di un adeguato abbigliamento), la struttura artro-osteo-legamentosa e muscolare potrebbe essere soggetta ad eventuali processi infiammatori (tendinite, mioentesite, periostite, ecc.)

Sostegno. Il bacino avanza in maniera orizzontale e lineare; il piede si trova in asse con il baricentro e rulla in avanti producendo una torsione verso l’interno (pronazione) o verso l’esterno (supinazione), relativamente alla personalizzazione del gesto atletico. Un’eccessiva torsione del piede (pronazione o supinazione) può essere la causa di atlopatie come la fascite plantare, l’infiammazione del tendine d’Achille e la bandelletta ileo-tibiale.

mennea Estensione e spinta. Il piede effettua un movimento di pronazione e l’arto di appoggio inizia ad estendersi, per produrre l’energia necessaria, onde favorire l’azione di stacco con il piede dal terreno. In questa fase l’atleta esercita una pressione tale da raggiungere un’intensità tra le 4 e le 7 volte il proprio peso corporeo. Il piede si trova dietro al baricentro e l’azione muscolare, insieme con la struttura anatomica delle ossa del tarso accentuano l’arco longitudinale. L’arto inferiore si distende, per effetto dell’azione muscolare che imprime un tipo forza elastico e reattivo, favorendo la proiezione del corpo in avanti. Da notare che questa fase inizia con la contrazione dei potenti muscoli del bacino che, in sinergia con quelli del tronco (retto dell’addome, obliqui esterni ed interni, sacrospinale, grande dorsale, quadrato dei lombi), stabilizzano il movimento durante tutta l’azione della corsa, per proseguire con i muscoli della coscia (piccolo, medio e grande gluteo) e della gamba (soleo e gastrocnemio), che insieme all’azione dei muscoli del piede contribuiscono in maniera prevalente all’origine del movimento.

fase di volo Fase di volo. Si sostanzia nel recupero dell’arto inferiore di spinta, nella propulsione del corpo in avanti e nella fase di discesa del piede. Questa fase si suddivide in due parti. Durante la prima parte l’articolazione coxo-femorale è estesa, il ginocchio è flesso ed il tallone è in prossimità dei glutei; successivamente l’articolazione coxo-femorale si flette ed il ginocchio si estende fino ad arrivare alla fase d’appoggio.

Durante la corsa il bacino è sottoposto sia ad una rotazione sull’asse longitudinale del corpo umano, relativamente alla fase propulsiva ed al movimento oscillatorio degli arti superiori, sia all’inclinazione ciclica verso l’alto e verso il basso, con movimenti a livello delle articolazioni ileosacrali e della sinfisi pubica, che si sostanziano in rotazioni intorno all’asse trasversale.
Un’alterazione dell’apparato artro-osteo-muscolare, come ad esempio un paramorfismo o un dismorfismo, anche se di minore entità, può causare eventuali lesioni da sovraccarico, proprio per la presenza di alterazioni biomeccaniche, le quali, anche se di poco conto, possono provocare lo scompenso della struttura portante (ossa, muscoli, articolazioni) dell’individuo.
Il movimento ciclico e ripetitivo della corsa coinvolge l’intero corpo; pertanto, per una valida tecnica nella corsa è indispensabile il controllo: della testa, che deve essere mantenuta in linea con il corpo; del busto, che deve assumere una modesta inclinazione in avanti; degli arti superiori, che devono essere flessi al gomito di circa 90° gradi; del bacino, che deve essere il linea con il busto; infine dei piedi, che devono assumere una corretta posizione, evitando una eccessiva pronazione ed una accentuata supinazione.

(segue...)

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