scoliosi

PARAMORFISMI  E  DISMORFISMI

di Giovanni Lestini



(3) La scoliosi



Solitamente accompagnata da un’alterazione dell’attività respiratoria, la scoliosi è una deviazione della colonna vertebrale sul piano frontale.
muscoli obliqui dell'addome Normalmente, su questo piano, il rachide è in posizione verticale. Tale verticalità è data dalla idonea tensione dei muscoli spinali e degli obliqui.
I muscoli spinali agiscono direttamente e simmetricamente sui due lati della colonna vertebrale, ma se il loro tono o il grado di tensione sono alterati, il rachide può subire una flessione laterale.
I muscoli obliqui, che sono compresi tra la colonna vertebrale e l'addome, intervengono sulle coste, che fungono da "intermediarie" tra il rachide e la parte anteriore del tronco. Qualora si verifichi una tensione asimmetrica dei muscoli obliqui, le vertebre sarebbero sottoposte ad un movimento di "torsione", con la conseguente rotazione della gabbia toracica.
La scoliosi è una curvatura del rachide sul piano frontale, che se è di lieve entità (minore di 10°) può essere corretta con la ginnastica posturale; nei casi più gravi essa, di solito, è associata ad una rotazione delle vertebre, con la comparsa del gibbo.
Gli individui scoliotici presentano un atteggiamento asimmetrico in cui si evidenzia lateralmente una flessione più o meno accentuata del tronco.

L’atteggiamento asimmetrico è quella posizione in cui le due metà laterali del corpo non sono corrispondenti.

Si dice che una scoliosi è destra se la sua convessità laterale è a destra; se, invece, la convessità è a sinistra ci troviamo di fronte ad una scoliosi sinistra.
Di solito, una scoliosi si presenta con una sola curva e rimane tale se il tono muscolare è sufficiente per mantenere il capo in posizione corretta, al di sopra del centro di gravità. Se, però, il tono muscolare non è sufficientemente adeguato a svolgere un simile lavoro, il tronco si inclinerà dalla parte della convessità, provocando la comparsa di una seconda curva, detta di compenso.
Si dice che una scoliosi è equilibrata quando il filo a piombo, dalle vertebre cervicali, cade nella piega interglutea, è squilibrata quando il filo a piombo cade a destra o a sinistra di detta piega.
Metodo di Cobb Poiché il trattamento delle scoliosi è legato al valore angolare della curva, è indispensabile misurare il loro grado di gravità. Il sistema più utilizzato per definire il valore angolare della curva scoliotica è il "metodo di Cobb". La misurazione si esegue nel modo seguente: si tracciano le tangenti al piatto vertebrale delle prime due vertebre non ruotate all'estremità superiore ed inferiore, si segnano poi le perpendicolari alle tangenti. L'angolo che si ottiene dall'incrocio delle perpendicolari alle tangenti indica il valore angolare della scoliosi.
L'individuo affetto da scoliosi, nel tempo, inizia ad avvertire un senso di stanchezza e dolore nella regione lombare, soprattutto nelle ore serali. Il dolore è dovuto alle anomalie degenerative delle faccette articolari, il cui orientamento è alterato. Si parla di scoliosi quando l'angolo è maggiore di 10°. Negli adulti sono importanti solo le curve che sono maggiori di 40°, perché nel tempo tendono ad aggravarsi, in quanto possono causare compressioni radicolari, che richiedono un trattamento ortopedico.
Esistono tre tipi di scoliosi:

La scoliosi congenita è dovuta a malformazione della colonna vertebrale sin dalla nascita. Questo tipo di scoliosi può presentare l'associazione con altre malformazioni congenite (renali, cardiache, ecc.). Il trattamento terapeutico, in questo tipo di scoliosi, riguarda il campo medico, in quanto con l’esercizio non si può intervenire in maniera valida.
La scoliosi statica è causata dalla posizione alterata del bacino, dovuta alla differente lunghezza degli arti inferiori. Questa deviazione del rachide può essere annullata quando si applica uno spessore sulla calzatura dell’arto inferiore in difetto.
La scoliosi dinamica è dovuta all’alterazione muscolo-legamentosa o da paralisi del sistema nervoso.
scoliosi con gibbo Nelle deviazioni sul piano frontale si distinguono, inoltre, le attitudini scoliotiche e le scoliosi vere o strutturate. Le prime si possono ridurre facilmente con gli adeguati esercizi posturali; le seconde sono più gravi, in quanto le vertebre sono deformate.
La categoria più frequente delle scoliosi è quella idiopatica, di cui non si conosce la causa.
La scoliosi idiopatica è una patologia complessa del rachide, caratterizzata da un'anomalia anatomica delle strutture di sostegno del tronco e dei metameri. Questo tipo di scoliosi compare in età evolutiva, in quanto si manifesta nel periodo pre-puberale, seguito da un potenziale peggioramento nella fase di accrescimento rapido. Questo dismorfismo si presenta macroscopicamente con una deviazione del rachide sul piano frontale. Di conseguenza, la colonna vertebrale si inclina lateralmente, perdendo la propria verticalità. La maggior parte degli individui affetti da scoliosi idiopatica presentano una sola curva principale; meno frequenti sono i casi in cui compaiono due curve principali. Queste possono essere destro-convesse o sinistro-convesse, mentre i segmenti vertebrali interessati sono localizzati nei siti cervicale, cervico-dorsale, dorsale, dorso-lombare, lombare.
La colonna vertebrale, in questa situazione di «disagio strutturale», nella ricerca di un proprio equilibrio, attiva un meccanismo naturale di difesa, modificandosi sopra e sotto la curva principale, mediante la comparsa di quelle che vengono definite "curve di compenso".
La scoliosi idiopatica, vera e propria scoliosi strutturale, presenta una modificazione anatomica delle vertebre nelle tre dimensioni dello spazio: ci troviamo di fronte ad una nuova ed alterata "strutturazione" del rachide. In sintesi, la colonna vertebrale, soggetta alla modificazione deformante dei corpi vertebrali, subisce una torsione su se stessa, in quanto le vertebre ruotano intorno all'asse verticale, trascinando le coste, che, all'indietro, formano un gibbo dal lato della convessità. Le conseguenze di questo processo sono negative anche per la struttura artro-osteo-muscolare e tendinea, non esclusi gli organi interni alla gabbia toracica, deformata in seguito alla rotazione vertebrale.
La gibbosità, nell’individuo scoliotico, si può facilmente individuare quando egli esegue una flessione del busto per avanti in basso.
Inoltre, ad un gibbo posteriore di un emitorace, in genere, corrisponde una gibbosità anteriore dell'emitorace opposto.
Infine, si deve ricordare che tutto ciò che è causa di spostamento laterale sia delle spalle, sia del bacino, produce una curva laterale del rachide. Tale spostamento può essere provocato da un arto inferiore più corto dell'altro. Ciò potrebbe essere dovuto ad un difetto momentaneo della crescita (qualche mese). In qualsiasi caso e qualunque sia la causa iniziale, il rachide acquisisce una nuova posizione e, di conseguenza, i muscoli, che agiscono direttamente o indirettamente su questa struttura portante, si modificano asimmetricamente in tonicità ed in lunghezza. Se non si interviene celermente con un trattamento di ginnastica posturale, ciò che inizialmente è soltanto una attitudine scoliotica può trasformarsi in una scoliosi vera.

Per quanto riguarda la prevenzione della scoliosi, De Mauroy sostiene che:
«Quando l’angolazione della scoliosi è inferiore ai 20°, la sua evolutività non si può prevedere, non essendo lineare l’evoluzione, dobbiamo applicare le leggi del caos deterministico nello "school-screening" e nella nostra relazione col paziente e la famiglia.
Una tra le particolarità della teoria del caos è il carattere multifattoriale dell’eziologia e, se un difetto dell’articolazione temporo-mandibolare, un disturbo posturale..., possono essere l’elemento all’origine della scoliosi, non serve a nulla partire a cacciare la farfalla in Brasile per evitare il tornado in Texas, cioè il trattamento "eziologico" della scoliosi non ha senso.
Allo stesso modo il trattamento preventivo è discutibile. Come prevenire un terremoto?
La fisioterapia realizza una costruzione anti-sismica che non impedirà il terremoto, ma ne ridurrà le conseguenze.
Davanti ad ogni scoliosi di meno di 20°, la sorveglianza clinica regolare è l’elemento fondamentale soprattutto in periodo di crescita puberale. In effetti il trattamento ortopedico conservativo che si indirizza soltanto alle scoliosi evolutive, stabilizzerà ma non permette di tornare indietro e meglio vale stabilizzare una scoliosi a 25° che non ai 45°»
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(segue...)

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