doping

IL   DOPING

di Giovanni Lestini



(4) Il Doping di Stato



Corriere della Sera

I Giochi Olimpici e le competizioni sportive in genere, nel passato, sono stati oggetto di speculazioni ideologiche e politiche, proprio perché si basano su una competizione. E' il caso della "guerra fredda" fra le nazioni del blocco sovietico e quelle del blocco americano, che vedono nelle vittorie l'occasione per dimostrare la propria supremazia. Peraltro, i Giochi Olimpici sono anche, o soprattutto, oggetto di speculazioni politiche ed ideologiche, dimenticando il senso di lealtà e di sportività, come testimoniano il boicottaggio americano delle Olimpiadi di Mosca 1980 e quello russo nei Giochi di Los Angeles del 1984.
Le Olimpiadi rappresentano il campo di battaglia, fino alla fine della guerra fredda, per quegli Stati che vogliono dimostrare la propria supremazia mediante l'esibizione dei migliori atleti. Ma questa volta, la vittoria deve giungere a tutti i costi: l'epoca dei totalitarismi lo esige. La motivazione sportiva, ma, soprattutto la guerra ideologico-politica, si combattono con un'arma terribile e micidiale: il doping. Gli atleti vengono "dopati" per aumentare l'aggressività, la resistenza, la potenza fisica e la massa muscolare. L' assunzione di queste sostanze si rivelerà devastante per la salute degli atleti sia a breve termine, sia a lungo termine.
Se da un lato, gli U.S.A. aprono la strada al grande doping negli anni '50, come testimonia il Nobel per la matematica John Nash, che ammette l'uso degli steroidi in una località della California, "The muscle beach", che era il ritrovo dei culturisti yankees, dall'altro i Paesi dell'Est obbligano, per quasi quarant'anni, i loro atleti ad assumere enormi quantità di sostanze dopanti delle tipologie più svariate, a seconda della specialità praticata: nasce il "doping di Stato".
« Paradossalmente non era più l' atleta che, affamato di vittoria, cercava dei sotterfugi per raggiungerla, ma era lo stato a farsi promotore di un uso generalizzato ed esteso a tutti di sostanze dopanti al fine di avere un numero sempre più vasto di atleti in grado di primeggiare sui nemici, infischiandosene completamente degli effetti che questa politica avrebbe avuto sulla salute dei suoi stessi atleti. Qualora qualcuno avesse mosso una qualche obiezione sarebbe stato messo all'istante nella condizione di non poter più gareggiare. Così si andò talmente tanto oltre che parecchie persone morirono, o ebbero figli deformi, o persero la funzionalità di arti o sensi. Molte donne, a causa del massiccio uso di steroidi anabolizzanti, ormoni della crescita, eritropoietina e testosterone si trovavano costrette farsi la barba ogni mattina e a controllare un'aggressività mascolina, oltre ad aver perso ogni prerogativa del sesso femminile. Alcune di loro completarono questo devastante processo addirittura cambiando sesso» (storiaepolitica - Cenni di storia del doping, La Guerra Fredda e non solo).

Da uno studio segreto, sul tema "Steroidi anabolizzanti e prestazioni sportive", condotto nel luglio 1972 dall'Istituto di cultura fisica di Mosca, emerge la prova inconfutabile del doping di Stato. Tale studio rivela come il doping sia stato somministrato agli atleti senza il loro consenso, mettendo in luce tutte le problematiche legate alla dipendenza dagli anabolizzanti. Uno degli effetti più devastanti si è riscontrato nell'incremento dell'aggressività: il campione olimpico di sollevamento pesi, il bulgaro Angel Genchev, alle Olimpiadi di Seul 1988, è squalificato per uso di furosemide ed arrestato per violenza carnale. Di questi casi ne furono segnalati circa un centinaio.

Nel 1994, a due anni dalle Olimpiadi di Barcellona, la Stasi apre i suoi archivi segreti, mostrando come la Germania Est, un Paese di 17 milioni di persone, sia riuscita a raddoppiare, da 20 a 40, il numero di medaglie d'oro in soli quattro anni. Questo grazie anche a Manfred Ewald, detto l'«angelo del male», membro del partito nazista e, dopo la guerra, dirigente del partito comunista nella ex Germania dell'Est. Ewald, alla guida dello sport nella vecchia DDR per 27 anni, nel 2000 è condannato a 22 mesi di carcere. Egli, assieme a Manfred Hoeppneral, suo fedelissimo, nonché diabolica mente scientifica, ha pianificato e realizzato il più abominevole doping di Stato della storia dell'uomo, coinvolgendo circa 10 mila atleti. La caduta del Muro di Berlino e l'apertura degli archivi della Stasi portano alla luce la segretezza e la mostruosità dell'impianto dopante. Si scopre che le scuole dello sport di Lipsia e Dresda erano mèta di "pellegrinaggi" dopanti, da parte di molti atleti, anche minorenni, futuri conquistatori di medaglie, imbottendosi di anabolizzanti contenuti nelle celebri «pillole blu». Nello squallore di questa storia, il laboratorio antidoping di Kreischa, già riconosciuto dal C.I.O., "controllava" prima delle manifestazioni sportive gli atleti, «garantendo», in tal modo, il doping, invece di smascherarlo. I risultati furono incredibili: 541 medaglie olimpiche vinte, con gli tutti atleti della Germania dell'Est negativi ai controlli. Il conto da pagare è alto: tanti atleti colpiti da cancro al fegato, altrettante le vittime di amputazione del seno, molte atlete riscontrano gravissimi problemi ginecologici, devastanti le disfunzioni epatiche, aborti naturali.
Krieger Incredibile! Heidi Krieger, ex campionessa europea nel peso, a causa dell'assunzione sistematica di steroidi a cui viene sottoposta (3.000 milligrammi di ormoni solo nell'84!), oggi è diventata un uomo: si chiama Andreas. Kornelia Ender vince quattro medaglie d'oro ed altrettante d'argento nelle Olimpiadi del 1972 a Monaco e in quelle del 1976 a Montreal (Canada): inizia a subire iniezioni a tredici anni. Barbara Krause, tre ori ed otto record mondiali, è costretta a disertare le Olimpiadi di Montreal, per timore di risultare positiva ai test antidoping, poichè i medici che la dopano hanno sbagliato i calcoli. Carola Nitschke, nel 1998 ha restituito la sua medaglia, con la richiesta che il suo nome venga rimosso dal libro dei record: ha solo 13 anni quando i medici la sottopongono a infiltrazioni di anabolizzanti e ad iniezioni di testosterone. Kristin Otto, vincitrice di sei medaglie d'oro, ad un anno dopo i Giochi, ha il livello degli steroidi superiore a tre volte il massimo consentito.

Ye Shiwen La Cina, sull'esempio della Germania Est, conquista, nel nuoto, quattro medaglie d'oro alle Olimpiadi di Barcellona. Sempre nella stessa specialità vince 12 dei 16 titoli femminili ai campionati mondiali del 1994. Undici atleti cinesi, ai Giochi Asiatici del 1994, risultano positivi al diidrotestosterone, uno steroide che molti credono «invisibile» al controllo antidoping. Nel 1998, quattro atleti risultano positivi al test dell'antidoping. Infatti, vengono ritrovate nei loro bagagli alcune fiale contenenti l'ormone della crescita GH. Oltre 40 atleti cinesi della squadra di nuoto riescono a sottrarsi al test dell'antidoping. Sono proprio questi fatti ad indurre la F.I.N.A. ad eseguire gli accertamenti sull'accaduto. A causa di queste indagini, prima delle Olimpiadi di Sidney 2000, sono rimossi quattro nuotatori della squadra olimpica, per motivati dubbi sui test antidoping (Cfr.: Roberto Bosio, I giochi del potere. Gli abusi e la corruzione della multinazionale dei cinque cerchi, Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2005, pagg. 36-37).

Eritropoietina Negli anni ottanta, i laboratori della Medicina dello Sport mettono a punto un'altra pratica tanto pericolosa per la salute umana, quanto illecita nelle gare: l'emodoping. L'eritropoietina è subito adottata nelle discipline come l'atletica, il ciclismo, lo sci di fondo e la gare di resistenza in genere. L'emotrasfusione arriva subito nelle gare di fondo in Scandinavia, Norvegia, Svezia, Finlandia e Italia.
Lo scandalo del professor Francesco Conconi, in seguito alla convenzione stipulata tra il Coni e il centro studi di Ferrara da lui diretto, gli costa il rinvio a giudizio, che ha luogo nel 1980 per interrompersi soltanto nel 1996, con l'accusa di aver violato la legge 401/89 e per aver favorito il doping di tantissimi atleti del nostro sport.
«Associazione per delinquere. Parole come pietre per uno scenario che il pm Pierguido Soprani dipinge in modo allarmante: il Coni, cioè il massimo ente sportivo italiano, avrebbe finanziato il Centro di studi biochimici applicati allo sport di Ferrara, di cui Conconi è responsabile, per migliorare le prestazioni degli atleti anche con aiuti chimici. In poche parole: il massimo ente sportivo italiano da una parte dichiarava guerra al doping, dall'altra firmava assegni per finanziare una struttura che costruiva campioni in laboratorio. Di più: che studiava come far superare indenni agli atleti i controlli. Doping di Stato, come accusava Donati» (Cit. da: Corriere della Sera).
L'emodoping e gli anabolizzanti conquistano tutto il mondo sportivo: triste primato, destinato ad allargare i suoi orizzonti. Gli Stati Uniti intanto utilizzano il Gh (Growth hormone), l'ormone della crescita o Somatotropina, estratto dai cadaveri. Ben presto il Gh varca i confini d'oltreoceano, per giungere in Europa, in Cina, in Australia e nei Paesi Arabi. Nel frattempo, nella Germania dell'Est si mettono a punto tutti i sistemi per coprire la presenza di sostanze dopanti nell'organismo. Il doping corre su tutti i fronti, in special modo su quello ematico, con il mercato che offre le emoglobine sintetiche, le soluzioni farmacologiche che sostituiscono l'epo, con la proposta di sostanze che coprono gli anabolizzanti, come la Finasteride, sul quale la Procura di Torino ha effettuato alcune indagini. Siamo al doping universale. Rigorosamente coltivato dalle istituzioni sportive, con il silenzioso assenso e, a volte, la complicità dei governi e delle classi politiche di tutto il mondo (Fonte: Corriere della Sera).

Carl Lewis Gli scandali nel pianeta doping sono all'ordine del giorno, specialmente quando si parla di Olimpiadi.
Negli U.S.A., all'inizio del 2003, su segnalazione di Wade Exum, ex direttore del programma antidoping dell'U.S.O.C. (Comitato Olimpico degli Stati Uniti), viene avviata un'inchiesta su circa 30.000 pagine di documentazione, riguardante 100 casi di doping, «coperti» dall'U.S.O.C. stesso. Di questi, 19 casi riguardano la vittoria di altrettante medaglie olimpiche. Tra gli atleti coinvolti spiccano i nomi della tennista medagliata olimpica a Barcellona, Mary Joe Fernandez, del lottatore medaglia d'oro a Los Angeles, Dave Schultz, del campione olimpico dei 400 m., André Phillip, del calciatore Alexi Lalas, ma, soprattutto, del «plurimedagliato», nove volte sul gradino più alto del podio olimpico, Carl Lewis, detto "il figlio del vento", risultato positivo ai tests antidoping, in cui sono emersi notevoli quantità di efedrina, pseudoefedrina, fenilpropanolamina, tre stimolanti rigorosamente vietati. Il suo compagno di allenamento, vincitore dei 200 m., Joe De Loach, nelle cui urine si rinvengono queste tre sostanze, rischia la squalifica, ma viene "coperto" da Baaron B. Pittinger, direttore generale dell'U.S.O.C. Insieme con lui la Federazione Atletica Americana "nasconde" 13 tests antidoping di altrettanti atleti americani, risultati positivi all'antidoping, come, ad esempio, Yerome Young, che nonostante la positività al nandrolone, viene fatto gareggiare nei successivi giochi Olimpici di Sidney, dove vince l'oro nella staffetta 4x400.
Intanto nei laboratori chimici si elaborano nuove sostanze "invisibili", per eludere i controlli. Dwain Chambers Infatti, nel 2003, l'U.S.A.D.A., l'Agenzia antidoping Statunitense, si vede recapitare da un individuo anonimo una siringa il cui contenuto corrisponde ad un nuovo steroide «invisibile» ai controlli di laboratorio. Si tratta del tetraidrogestrinone (THG - ormone sintetico della crescita), prodotto nei laboratori B.A.L.C.O. (Bay Area Laboratory Co-Operative) di Burlingame. Gli atleti che si servono di questa struttura sono: la velocista Marion Jones, cinque medaglie olimpiche e sei mesi di carcere per falsa testimonianza, in merito alle accuse di doping; il velocista Tim Mongomery, compagno della Jones, medaglia d'oro ad Atene (2004), radiato per doping nel 2005, condannato ad otto anni di carcere per spaccio di droga ed assegni falsi; il velocista britannico Dwain Chambers, un oro agli Europei, due anni di squalifica per doping, ha dichiarato, nella sua autobiografia, di aver assunto più di 300 sostanze diverse, oltre ad iniettarsi tre fiale d'insulina nella parte bassa dello stomaco alla fine di ogni seduta di pesi in palestra; la mezzofondista Regina Jacobs, la prima atleta che ha corso i 1500 m. in meno di quattro minuti, squalificata per quattro anni perché positiva al THG; la nuotatrice Emy Van Dyken, quattro ori ad Atlanta 1996, anch'essa coinvolta nello scandalo della B.A.L.C.O.; il campione del baseball americano Barry Bonds, colpevole di falsa testimonianza, in merito all'uso di sostanze doping; il giocatore di baseball, Bill Romanowsky, anch'egli positivo al THG, somministratogli dalla B.A.L.C.O. (Cfr.: Roberto Bosio, I giochi del potere. Gli abusi e la corruzione della multinazionale dei cinque cerchi, Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2005, pagg. 38-40).

«Non deve stupire, quindi, che in molti paesi, tra cui l’Italia, il doping costituisca un illecito penale. Per contrastare il fenomeno, durante i giochi sono previsti prima e/o dopo le performance degli atleti dei controlli. Il Comitato Olimpico Internazionale, per contrastare il fenomeno in maniera uniforme, ha istituito la WADA, l’Agenzia Mondiale Antidoping, che accredita, tra l’altro, i laboratori presso cui sono eseguiti i test di controllo sugli atleti. Durante Pechino 2008 sono stati effettuati numerosi controlli anche se l’Agenzia punta anche su programmi di sensibilizzazione e prevenzione.
In quest’ottica, l’informazione e la presa di coscienza di questo fenomeno che ai giorni nostri, come già detto, non riguarda più solo una stretta elité di atleti professionisti, diventano strumenti imprescindibili per contrastare l’utilizzo di sostanze dopanti, visto anche il proliferare del mercato nero.
Dal mondo olimpico e dello sport professionista arriva, comunque, una buona notizia: alle ultime olimpiadi invernali non ci sono stati atleti positivi ai controlli. Una prospettiva di buon augurio (omissis) che ha sempre accompagnato l’uomo nel tentativo di conoscere e superare i propri limiti»
(cit. da: Colpo di Scienza.it).

(segue...)

pagina precedente Torna all'home page pagina successiva

Torna all'inizio

Valid XHTML 1.0 Transitional