doping

IL   DOPING

di Giovanni Lestini



(23) Contrastare il doping



La vera sconfitta non è quella dell'atleta che è arrivato ultimo,
ma del dirigente che vuole arrivare primo.
Questo è il vero problema del doping
NO DOPING

«Per cercare di combattere il doping in modo serio e concreto è necessario non affidare la politica, la gestione ed i controlli antidoping agli organismi sportivi istituzionali (tipo CIO - Comitati Olimpici Nazionali, Federazioni Sportive Internazionali), che in tutti questi anni si sono mostrati negligenti e incapaci; la "politica antidoping" intrapresa da questi organismi si è rivelata fallimentare, consentendo che questa piaga sportiva e sociale si diffondesse fino all'inverosimile.
Una soluzione potrebbe essere la costituzione di un organismo
ad hoc, preposto unicamente al controllo antidoping, super partes, i cui componenti siano nominati da una lista di persone specializzate in questo settore e appartenenti ad altri Paesi della Unione Europea. In questo modo, forse, si potrebbe evitare la formazione di un sistema condizionato da clientele e da favoritismi» (cit. da: Pietro Paolo Mennea, Il doping nello sport - normativa nazionale e comunitaria, prefaz. di Ferdinando Imposimato, Milano, Dott. A. Giuffré Editore S.p.A., 2007, pag. 39).
E' questo l'«adagio» con cui il campione del mondo Pietro Mennea inizia a trattare la sezione dedicata alla lotta al doping, nella pregevole pubblicazione «Il doping nello sport». D'altronde, le pratiche dopanti, spesso, trovano il "tacito" consenso proprio da parte di quegli organismi, che dovrebbero garantire sia la prevenzione del doping, sia la regolarità dei controlli. Purtroppo, così non è, poiché, in più occasioni, tali organismi non hanno vigilato sulla correttezza delle procedure inerenti al doping, mettendo tutto a tacere, in particolar modo nel doping di Stato, o in seguito alle forti pressioni delle multinazionali.
Come detto, tra coloro che si dovrebbero impegnare nella lotta al doping, a volte, si annidano personaggi che, in realtà perseguono lo scopo opposto, seminando dubbi ed informazioni tendenziose, per disturbare e deviare una corretta politica antidoping.
Si deve, inoltre, precisare che il doping, prima ancora di rappresentare un reato (legge 376/2000) ed un illecito sportivo, è essenzialmente un grave problema, che coinvolge gli ambiti sociale e sanitario, mettendo in serio pericolo l'aspetto psico-fisico della salute pubblica.
Il doping va considerato come un problema che non deve e non può riguardare esclusivamente l'ambito sportivo, ma deve coinvolgere tutti gli individui (sportivi e non) che occupano i vari settori della vita pubblica e sociale.

CONTRASTO AL DOPING

L'individuazione dell'epidemiologia del doping è complessa, in quanto le sue radici sono così profonde, che noi possiamo scorgere solo la minima parte di quella foresta labirintica, chiamata "doping", in cui i rami si avviluppano reciprocamente, con il grave rischio, per coloro che vi entrano, di perdere l'orientamento e, peggio ancora, di rimanere intrappolati nelle insidie di quella "vegetazione" sconosciuta, per tutta la vita.
La "venerazione" del doping risente della spasmodica ed ossessiva ricerca del risultato e del successo, anche da parte di molti adolescenti, non solo in ambito sportivo, ma anche nella normale vita di relazione, come nei settori professionale ed economico, così come accade per gli adulti, pressati dal desiderio di emergere a tutti i costi, ricorrendo a qualsiasi mezzo. Questa è l'espressione della nostra società ... ma forse anche delle precedenti culture, in cui l'uomo è sempre stato «homo homini lupus» (Plauto).
L'abito mentale, che non considera le tristi conseguenze del doping, si è radicato nell'essere umano in maniera profonda e atavica, nelle culture e nei nuclei di tutti i tempi, anche se sono mutate le motivazioni che inducono ad assumere le sostanze esogene. Oggi il problema deve essere affrontato nel nucleo familiare, nel mondo dell'istruzione primaria e secondaria e negli ambienti sanitari e mediatici. Questi ultimi, spesso, sono gli artefici dei messaggi distorti, volti a risolvere i problemi di varia natura «... ora e subito ... dove vuoi ... quando vuoi ... ma, soprattutto, senza fatica». O ci convinciamo che dobbiamo rivestirci di un nuovo abito mentale, oppure continuiamo ad assuefarci pedissequamente ai "messaggi" che ci «bombardano» quotidianamente, ci travolgono e ci controllano, come se ci trovassimo all'interno di un «The Truman Show». L'uomo deve riconquistare la propria personalità e la dignità di essere pensante, perché «La conoscenza...è possibile poiché noi non siamo passivi recettori di dati sensoriali, bensì attivi assimilatori. Assimilandoli diamo loro forma e li organizziamo in un Cosmo, l’universo della natura. Nel corso di tale processo, imponiamo al materiale presentatoci dai sensi le leggi matematiche che fanno parte del nostro meccanismo di assimilazione e organizzazione» (cit. da: Karl Raimund POPPER, Congetture e confutazioni, trad. di G. Pancaldi, Milano, Fabbri Editori, 1996, vol. I, pag. 164. Filosofo, logico, epistemologo austriaco, Vienna 1902-1994).
I dettagli per vincere il doping ci vengono offerti proprio dal filosofo austriaco Popper, il quale esorta l'uomo a fermarsi, a riflettere e ad agire secondo il proprio pensiero, elaborando le informazioni, senza assorbirle come una "spugna", travolto dall'onda del momento. L'uomo deve dialogare con se stesso, dopo aver accolto in sé tutto il materiale informativo, che deve essere assimilato ed organizzato. Oggi nel mondo del doping avviene esattamente il contrario: l'atleta prima si dopa, e poi riflette sulle conseguenze (insorgere di patologie e problemi con la giustizia), esclamando, a volte: "ma io non lo sapevo!!! ... Se l'avessi saputo!!! ... Credevo che fosse naturale!!! ... Ma io volevo vincere!!! ... Ma io ... Ma io ... Ma io...".
Non si può neanche sottovalutare il rischio che si nasconde dietro all'assunzione degli integratori, attualmente in rapida ascesa sui mercati, facendo crescere gli incassi nelle tasche di persone senza scrupoli. I cosiddetti integratori dietetici, possono rientrare nell'ambito del doping, in quanto comprendono una vasta gamma di prodotti: dalle vitamine ai nutrienti energetici, dagli estratti vegetali ai sali minerali, per finire agli aminoacidi.
Il problema del doping è un'incognita che riguarda sia il rinnovamento dell'abito mentale, sia l'evoluzione culturale dell'essere umano, ambedue ostacolati, e spesso sopraffatti, dagli interessi delle multinazionali e dalla immoralità di alcuni dirigenti, che gestiscono il potere di somministrare le sostanze dopanti nella totale invisibilità, all'interno del buio che li circonda.
Per contrastare l'espansione del fenomeno doping, occorre prevenirlo alla radice. Pertanto, da un lato è fondamentale creare una cultura antidoping quando i giovani sono ancora in età scolare, dall'altro è importante che questo tipo di informazioni avvenga prima che i giovani abbiano il contatto diretto con questo problema.
La cultura antidoping deve abbracciare più ambiti, senza limitarsi a fornire le informazioni sull'aspetto più ovvio, che è quello di far conoscere al pubblico gli effetti negativi delle sostanze dopanti sull'organismo. Il ricorso a queste sostanze vede coinvolti due protagonisti: chi offre le sostanze esogene e chi le riceve. Colui che le riceve, non si rende conto che il doping lo coinvolgerà progressivamente. Infatti, nelle fasi iniziali del consumo di sostanze, non esiste il confine tra ciò che è doping e ciò non lo è. Il giovane si fida del suo allenatore o del medico della società sportiva, e di fronte alle frasi: "dopo l'allenamento hai bisogno di reintegrare ... è normale", "questa è una sostanza innocua", ed altre frasi del genere, non percepisce il pericolo di ciò che gli viene proposto. Infatti, egli non ha un'adeguata informazione sugli effetti a breve e lungo termine delle sostanze dopanti, oltre a non avere maturato le caratteristiche psicologiche, che gli consentirebbero di respingere simili proposte nocive per l'organismo. Infine, egli non ha imparato ancora a finalizzare il lavoro sportivo come investimento a lungo termine, rischiando così di addentrarsi in un vicolo che renderà il doping un sussidio, a cui egli non potrà più rinunciare. E' importante che i genitori siano aggiornati su tutto ciò che accade nell'ambiente sportivo, frequentato dai propri figli, informandosi direttamente da loro, od assistendo di persona alle sedute di allenamento.
Per contrastare il doping è necessario lavorare in vari ambiti formativi: informare i giovani sull'aspetto biologico e medico, riguardo agli effetti dannosi del doping; per gli aspetti metodologico e tecnico, si deve offrire una pratica sportiva multilaterale, che educhi l'individuo ad effettuare un lavoro sportivo a lungo termine, invece di ricercare i risultati a breve termine, impedendo così l'instaurarsi della mentalità del doping, ovvero la scorciatoia per arrivare al successo; infine, si devono incrementare le caratteristiche psicologiche, che consentano al giovane di vincere le pressioni esterne sul raggiungimento del risultato senza fatica, senza spirito di sacrificio e senza un adeguato programma di allenamento, che richiede tempo e dedizione. E' importante favorire lo sviluppo delle caratteristiche psicologiche del giovane, per renderlo consapevole che egli non ha bisogno di potenziare in maniera artificiosa la prestazione atletica, in quanto è dentro di sé che deve trovare la forza motivante, che gli consente di gestire le proprie capacità e abilità emotive, cognitive, sociali e fisiche, per controllare le vittorie e le sconfitte, che sono parte integrante del perseguimento degli obiettivi. In questo modo si favorisce l'incremento dell'autostima, ovvero del giudizio che egli ha di se stesso.
Altre possibili soluzioni per contrastare il doping, possono essere individuate all'interno del mondo sportivo.
TESTO DI MENNEA Un primo intervento riguarda la profonda revisione dei modelli di attività motoria e sportiva dei giovanissimi, che concentrino il lavoro sull'educazione all'etica sportiva. Un ruolo fondamentale è ricoperto dagli educatori fisico-sportivi e dei tecnici che operano sul campo. Essi saranno i primi modelli che i giovanissimi tenteranno di imitare ... Guai a fare dei passi falsi. Infatti, alcune modalità di pratica sportiva possono essere predisponenti al doping, a differenza di altre che possono aiutare i giovani a crearsi un complesso di riferimento personale che, oltre a gratificarli, li metta nella condizione di rifiutare il doping. L'avviamento precoce alla specializzazione sportiva costituisce un fattore di rischio. All'interno della specialità sportiva, i giovani ricercano i modelli di riferimento, oltre che nei propri educatori, anche nei campioni. Tali modelli di riferimento sono validi se veicolano i valori positivi, dei quali sono portatori. Stiamo parlando del senso di sacrificio, della perseveranza, dell'etica sportiva, dell'impegno, del divertimento che offre lo sport, soprattutto se praticato sotto forma di gioco, e del rispetto delle regole, non soltanto per la "paura" delle penalità che possono essere inflitte, ma soprattutto per il raggiungimento di una onestà intellettuale, che rappresenta la via per raggiungere il benessere psico-fisico. Questo è il vero obiettivo dello sport: il benessere psico-fisico, l'equilibrio interiore, l'autocontrollo, l'autostima, la positiva percezione del sé, che induce il giovane ad avere fiducia nelle proprie possibilità. La vittoria non deve rappresentare il fine ultimo, non deve essere ricercata a tutti i costi, non deve ossessionare i giovani, non deve essere la causa di discordie. Una vittoria del genere porterebbe colui che la consegue ad un futuro poco rassicurante.
Un secondo intervento dovrebbe essere dedicato alla formazione dei tecnici specializzati nell'età giovanile. Attualmente, molte Federazioni adottano un sistema di preparazione dei tecnici, che prevede i Corsi di formazione di più livelli di durata crescente: da quelli iniziali, indirizzati agli istruttori delle fasce giovanili; a quelli intermedi, per il progressivo avviamento alla specializzazione, destinati agli adolescenti; per terminare con quelli destinati agli adulti, per il perseguimento dei massimi risultati. In questo modo il sistema di formazione dei tecnici si confonde con il susseguirsi delle fasi temporali, che caratterizzato la carriera dell'atleta, invece di esaltare i contenuti metodologici di ciascun periodo. Pertanto, allo stato attuale, il rischio doping è elevato. Esaltando i contenuti metodologici di ciascuna fase, si instaura nella mente dell'individuo un nuovo modo di pensare lo sport. Tali soluzioni metodologiche possono essere diversificate, ma ugualmente valide.
Ad esempio, una Federazione Sportiva potrebbe adottare la multilateralità, mirata alle esigenze dello sport praticato, mentre un'Istituzione Scolastica potrebbe adottare la multilateralità, indirizzando i giovani verso la pratica di molteplici attività sportive.
In questo modo l'attività eseguita dalle prime fasce giovanili sarà ricca di molte e nuove esperienze motorie, che non sono fini a se stesse, ma tese a realizzare l'individuo nella sua totalità, in un contesto che, oltre a renderlo autonomo, contribuisce a: realizzare un rapporto equilibrato tra il giovane e l'attività praticata; sviluppare il senso di fiducia nelle proprie possibilità; rispettare gli impegni del giovane, durante la vita di relazione, quali, lo studio, i rapporti con i coetanei, lo svago, senza impegnarlo eccessivamente con il programma sportivo; rendere piacevole e divertente l'attività motoria, senza l'assillo del risultato; creare i presupposti che saranno alla base delle future espressioni motorie.
E' chiaro, quindi, che l'allenamento delle fasce giovanili è un compito molto complesso e delicato, rispetto ai programmi di allenamento degli atleti adulti. Nei giovani la gamma degli obiettivi da raggiungere è più ampia, pertanto sarà più difficile individuarne le caratteristiche personali, di fronte alla complessità dell'equilibrio tra la richiesta di allenare la struttura "biologica" del giovane e la richiesta di tracciare il delicato cammino che egli dovrà percorrere, accettando gradualmente, sia a livello fisiologico, sia a livello psicologico, lo sviluppo progressivo dell'allenamento.
MEDAGLIA E SIRINGA Un terzo intervento prevede la responsabilizzazione dei dirigenti sportivi, poiché ogni ristrutturazione dell'impianto organizzativo sportivo passa attraverso le decisioni dirigenziali. Si tratta di rinnovare il settore dello sport giovanile, per due motivi. Il primo motivo riguarda la lotta all'ipocinesi, cioè al poco movimento o, peggio ancora, alla sedentarietà nei giovani, dovuta anche al fatto della scomparsa del gioco spontaneo, che costituiva un'ottima fonte di movimento. Il secondo motivo riguarda il dovere sociale di garantire ai giovani un'attività adeguata alle loro esigenze, che veicoli, mediante la pratica sportiva, quei messaggi educativi, volti al rispetto delle regole.
Finché i dirigenti si preoccuperanno soltanto di ottenere ottusamente ed esclusivamente i risultati di vertice del loro sport, non potranno offrire il loro contributo alla soluzione del problema del doping, ma saranno essi stessi i promotori di una politica che ristagna, inducendo all'assunzione di integratori e di sostanze dopanti tutti coloro che solcano gli ambienti dello sport, dai giovani agli adulti.
La vera sconfitta non è quella dell'atleta che è arrivato ultimo, ma del dirigente che vuole arrivare primo.
Questo è il vero problema del doping: la tendenza dei dirigenti sportivi, e dei media, ad esaltare uno Sport sulla base dei risultati conseguiti ... meglio ancora se a livello Internazionale. Sia ben chiaro, la vittoria è un fattore importante nello sport, ma rimane un fattore, una componente che completa il lavoro eseguito durante le fasi di allenamento, non può e non deve essere il fine ultimo dello sport. Il fine ultimo dello sport è il benessere psico-fisico dell'individuo, in quanto essere pensante nella sua totalità, non un accumulo di masse muscolari destinate a diventare vecchie carcasse di animali in putrefazione. Correttezza, lealtà, rispetto comune. Queste sono le parole d'ordine per la dichiarazione di guerra al doping.
Le Federazioni Sportive ricoprono un ruolo di grande importanza culturale, pratica e sociale. Esse vanno oltre la rappresentanza di organizzazioni specializzate negli Sports che rappresentano. Il loro compito è quello di: agevolare l'accesso alle specialità sportive, non per ricercare pochi talenti, per le manifestazioni di vertice, ma per espandere la famiglia degli appassionati, onde costruire le basi per la ricerca di nuovi operatori, siano essi giudici di gara, allenatori, dirigenti o ricercatori scientifici delle specialità; sviluppare il contesto delle conoscenze specifiche dello sport, poiché alla luce delle realtà scientifiche, si possa operare al meglio dei principi psicopedagogici, medici, etici, tecnologici e sociologici.
Un quarto intervento riguarda il ruolo dei media, quindi dei giornalisti, specializzati nello sport, in quanto interagiscono con gli atleti, i dirigenti ed i tecnici nelle diverse manifestazioni sportive. E' opinione comune che le Istituzioni Sportive hanno basato le loro azioni propagandistiche sui rapporti interpersonali con i giornalisti sportivi. Essi, fatta eccezione per una minoranza di loro, si sono identificati con le stesse politiche gestionali delle Federazioni Sportive. Si sono sentiti partecipi dei successi sportivi raggiunti. Si sono identificati con il campione di turno, elogiandolo ed evitando di fare qualsiasi tipo di commento, riguardo ai lati oscuri e discutibili delle sue prestazioni. Anch'essi dipendono psicologicamente dal successo, alla maniera degli atleti dopati. Si è finito, così, di parlare solo dei grandi personaggi, dimenticando, in molti casi, di scrivere "lo sport normale". Questa categoria di giornalisti sportivi, assuefatti a tutto, tace sul doping che si diffonde, maschera le manifestazioni più oscure, commenta il meno possibile gli argomenti, che toccano il campo minato del doping. Gettano discredito e dubbi nei confronti di coloro che denunciano la diffusione del doping.
Solo un numero esiguo di giornalisti sportivi ha provato ad approfondire le tematiche del doping, tentando di conquistare lo spazio all'interno di una testata, per diffondere al pubblico la comprensione del fenomeno, dei rischi che sta correndo lo sport, dell'abuso di farmaci nelle palestre, ma sono stati travolti dalla maggioranza dei colleghi menzogneri che, incentivati da "agi" e "vantaggi", contribuiscono a sostenere e raccontare «il grande circo dell'apparenza».
I media e, per loro, i giornalisti sportivi hanno un ruolo fondamentale nel contrasto al doping. Dovrebbero stimolare il sistema sportivo ad adottare una politica onesta, rispettosa delle regole, che salvaguardi la salute dei praticanti e l'allontanamento di coloro che inquinano l'ambiente sportivo. I media devono prendere coscienza del fatto che la politica della lotta al doping, spesso, è in contrasto con i risultati di elevato livello, realizzati in precedenza con pratiche illecite. E' proprio qui che ci si imbatte nell'incoerenza di molti giornalisti sportivi, che oggi cavalcano l'onda della lotta al doping e domani, quando non fa più notizia, si dimenticano di tutto, "infangando" le Federazioni Sportive che si sono impegnate (anche se raramente) a prendere dei provvedimenti disciplinari nei confronti di atleti, di tecnici o di medici corrotti. In tal modo i giornalisti sportivi si rendono corresponsabili del fenomeno doping e della corruzione che spinge alla deriva il mondo dello sport.
E' l'eterna lotta tra il bene e il male. Tutti vogliamo il bene, ma non tutti sono disposti a sopportare i sacrifici per difenderlo. I più deboli scelgono la seconda via, quella che non chiede né sacrifici, né prezzi da pagare, dove tutto sembra più facile. Attenzione, in questo caso il prezzo da pagare è molto caro, anche se inizialmente non ce ne accorgiamo, perché il conto salato arriva alla fine. Nel primo caso, il prezzo si paga durante la via, ma non è un pagamento vero e proprio, è come se fosse un ... investimento ..., alla fine ci viene rimborsato tutto con gli interessi. Spetta a noi scegliere!

(segue...)

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