doping

IL   DOPING

di Giovanni Lestini



(3) Cenni storici



«Contrastare il doping è
un obbligo morale se non si vuole
diventare complici di questa deriva».
(CARLO ALBERTO MAGI, 60 anni nello sport)

Il doping nello sport rivela quanto lo spirito occidentale (e non solo) sia stato sempre predisposto all'incoraggiamento delle comunità verso una cultura dopante. Infatti, la storia del doping coincide con la storia delle attività sportive. In molte popolazioni, le gare ed i giochi sportivi si fondevano con le manifestazioni sacre e religiose. Anche se in forme differenziate, il doping ha sempre accompagnato l’evoluzione dell’uomo, sin dagli albori della cultura. D'altro canto le celebrazioni sacre, i riti religiosi, la guerra e la caccia sono state sempre affiancate al consumo di sostanze, in grado di alterare, modificare e migliorare artificialmente lo stato psico-fisico degli individui.
amanita muscaria Già nelle antiche civiltà, gli Incas ricorrevano a sostanze come la caffeina, l'efedrina e le foglie di coca, per migliorare la resistenza nei lunghi spostamenti. I Vichinghi facevano uso di amanita muscaria.
Innumerevoli sostanze e pratiche dopanti erano in uso anche nelle antiche civiltà Orientali, non per interessi economici o politici, ma, soprattutto, nei giochi e nelle gare, che erano parte integrante delle celebrazioni sacre o rituali.
In Cina, il testo medico scritto nel 2700 a.C., richiesto dall'imperatore Chen-Nung, riporta, come stimolante, il consumo di "Ma-Huang", meglio conosciuto con il nome di efedra sinica, cioè la pianta da cui si estrae l’efedrina, mediante la quale sono sintetizzate le amfetamine.
coca «Ogni civiltà poi ha individuato nel dispensario botanico della natura indigena la sostanza in grado di aumentare l’efficienza fisica, ridurre il senso di fatica e stimolare l’attenzione e la concentrazione: il caffè in Etiopia, la Cola nitida in Sudan, la Thabernatis Iboga in Congo, la Paullinias sorbilis in Amazzonia, il Betel nell’Asia tropicale, la corteccia dell’albero Yohimbe nell’Africa occidentale, l’Ilex cassine tra gli indiani d’America, la Catha edulis in Etiopia, Somalia e Yemen» (Stefano Canali, Doping e culture dopanti - In Prometeo. Rivista di Scienze e storia, 2001, 19, 75).
Gli atleti dell'antica Grecia, in vista delle Olimpiadi, ricercavano continuamente il miglioramento della prestazione atletica, spesso con metodi non leciti, facendo ricorso a diete iperproteiche, tra l'altro nocive per l'organismo umano, consumando enormi quantità di carne infarcite con sostanze stimolanti.
ephedra sinica Filostrato di Lemno descrive nel suo trattato - Il manuale dell'allenatore - i vari cambiamenti che gli atleti greci subirono nella pratica sportiva. Egli afferma che da combattivi divennero inabili e rilassati, lasciandosi lusingare da pratiche scorrette, tanto che si nutrivano con il pane al papavero. Inoltre, utilizzavano i semi di sesamo per migliorare le prestazioni atletiche, anche se erano consapevoli che il solo possesso di un sacchetto di semi di sesamo, da parte di un atleta che partecipava alle Olimpiadi, provocava l'esclusione dai Giochi, oltre ad incorrere in una serie di sanzioni, che potevano culminare anche con la condanna a morte dell'atleta stesso.
La dieta alimentare, oltre ad essere iperproteica, prevedeva anche il consumo di carne di maiale e testicoli di toro, precorrendo quella pratica illecita che oggi si configura nell'assunzione di ormoni testosteroidei.
Un integratore alimentare molto diffuso nei Greci e Romani era l’idromele, una bevanda energetica a base di miele ed acqua. Molto probabilmente, i gladiatori Romani facevano uso dell'amanita muscaria, una pratica ereditata dalle popolazioni guerriere Vichinghe.
La loro preparazione atletica ed il periodo che precedeva le gare era caratterizzato da forme di suggestione, e da metodi simili alle odierne tecniche ipnotiche, mediante le quali gli atleti potevano raggiungere uno stato di trance.
In seguito alla sospensione dei combattimenti gladiatori, voluta da Costantino nel 313 d.C., e, successivamente, alla fine delle manifestazioni pagane e dei giochi antichi, decretata da Teodosio I nel 396 d.C., tutte queste pratiche illecite furono interrotte. Esse, purtroppo, ritornarono in auge nell'età moderna, con la ripresa dello sport e la rinascita delle Olimpiadi, ripristinate, nel 1896, dal barone De Coubertin, anche se il suo intento era quello di favorire lo sport come fattore educativo ed aggregante per le popolazioni.
Il ricorso all'assunzione di sostanze dopanti, in prossimità delle gare, era dovuto al concetto aristocratico di sport, che si andava delineando nell'olimpismo moderno, rifuggendo da qualsiasi preparazione atletica, ritenendo la gara quale unica manifestazione dello spirito olimpico. Da qui emergeva la necessità di ricorrere all'assunzione di sostanze esogene.
Inoltre, con l'avvento dell’età moderna, si assiste ad un'ulteriore diffusione del doping, poiché le pratiche sportive coincidevano sia con la crescita degli interessi economici, sia con il "business" delle scommesse sportive.
Tutto ciò trovava il «sostegno» della farmacologia e della medicina che, a livello sperimentale, fornivano conoscenze e soluzioni esogene per consentire, da un lato un'efficienza psico-fisica artificiale, a prescindere dagli eventuali danni di origine biologica, chimica e psichica provocati nell'assuntore di sostanze dopanti, dall'altro la fusione tra la sfera sanitaria, il commercio illegale ed il ciclo di produzione industriale, a favore di personaggi senza scrupoli, che vedevano aumentare i loro capitali.
Nella seconda metà dell'Ottocento, l’uomo-atleta era ormai ridotto ad un mero apparato strumentale: il doping, una pratica ancora empirica e grossolana, lo riduceva ad una macchina da lavoro che, alle soglie del professionismo sportivo, lo conduceva a massimizzare la propria efficienza fisica, le capacità atletiche, la tecnica, i guadagni economici ed i risultati sportivi. Ma il prezzo da pagare era abbastanza "caro", se si considera che egli doveva assumere alcune sostanze come l'etere e la cocaina: le più diffuse in quel periodo.
Nella pratica del doping, gli atleti assumevano anche il caffè, alcune sostanze zuccherine, l'alcool, oltre alla stricnina ed alla nitroglicerina, che potevano causare alcuni gravi effetti collaterali invalidanti, anche mortali.
Dianabol Il 1910 rappresenta una tappa importante nell'ambito della lotta al doping, in quanto il chimico Bukowsky fa uno studio per rilevare la presenza di alcaloidi nella saliva dei cavalli, al fine di rintracciare le eventuali sostanze dopanti come l’anfetamina, la caffeina, la teobromina ed altre sostanze. Nel 1935, Frankel perfeziona le tecniche di analisi, contribuendo significativamente all'opera di contrasto al doping.
Nel 1948 vengono utilizzati i primi steroidi anabolizzanti (ormoni, come il testosterone, che favoriscono la crescita dell'impalcatura muscolare).
Nel 1956 alle Olimpiadi di Melbourne si comincia a parlare della pericolosità di certi prodotti per la salute umana.
Nel 1958, con il nome di Dianabol, la casa farmaceutica Ciba Pharmaceutical mette in commercio i primi steroidi sintetici.
Nel 1960, in seguito al decesso del ciclista danese Jensen ed ai ricoveri di due suoi compagni di squadra, il Concilio Europeo di 20 nazioni si schiera contro l’uso di sostanze dopanti nello sport.
Nel 1962 la Federazione Medico Sportiva Italiana elabora, per la prima volta, la definizione ufficiale di doping: "l’assunzione di sostanze dirette ad aumentare artificiosamente le prestazioni in gara del concorrente pregiudicandone la moralità, l’integrità psichica e fisica". Inoltre, la F.M.S.I. istituisce con il C.O.N.I. il primo laboratorio al mondo, dedicato esclusivamente alle analisi anti-doping, con sede a Firenze.
Nel 1965 il Belgio, che in questo anno effettua 254 controlli con il 25,59% di atleti positivi, è il primo paese ad emanare una legge contro il doping. Anche in Francia si elabora la prima disciplina legislativa antidoping, alla quale seguiranno ulteriori normative più importanti e più incisive.
Nel 1967 il ciclista francese Jaques Anquetil si vede annullare il record dell'ora, poiché trovato positivo al controllo antidoping. E' l'inizio di un fenomeno che con prepotenza entra negli annali del doping: il doping di Stato (Anna Di Giandomenico, Doping, Edizioni Nuova Cultura, Roma, 2011, pag. 15).
Nel 1968 il C.I.O. (Comitato Internazionale Olimpico) istituisce ufficialmente i controlli antidoping e redige un elenco di sostanze dopanti vietate.
Nel 1969 a Savona, il ciclista belga Eddy Merckx, durante il Giro d’Italia, è escluso dalla gara, in seguito al test positivo dell'antidoping.
Ben Johnson Nel 1988, durante lo svolgimento delle Olimpiadi di Seul, il velocista canadese Ben Johnson vince la gara dei 100 metri in 9"79 ,stabilendo il nuovo record del mondo di velocità. Risultato positivo al test antidoping, per uso di anabolizzanti, è costretto a restituire la medaglia d’oro, anche se egli nega ogni responsabilità. L'anno successivo, l’allenatore e il medico di Ben Johnson confessano al giudice di utilizzare gli steroidi dal 1981. Johnson ammette di fare uso di sostanze dopanti, dichiarando di aver mentito sulla sua innocenza l’anno precedente. I suoi record mondiali, ovviamente, sono annullati.
Nel 1999 al Giro d’Italia, un controllo eseguito sull’ematocrito di Marco Pantani rivela un valore superiore alla norma. Egli viene escluso dalla competizione ed è sospeso dall’attività ciclistica. Nello stesso anno, il campione olimpico e velocista Linford Christie viene sospeso, in seguito al test antidoping risultato positivo al nandrolone.
Nel 2000 in Italia viene promulgata la prima Legge sulla "Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 294 del 18 dicembre 2000: è la Legge 14 dicembre 2000, n. 376. Art. 1. (Tutela sanitaria delle attività sportive. Divieto di doping) - 1. L’attività sportiva è diretta alla promozione della salute individuale e collettiva e deve essere informata al rispetto dei principi etici e dei valori educativi richiamati dalla Convenzione contro il doping, con appendice, fatta a Strasburgo il 16 novembre 1989, ratificata ai sensi della legge 29 novembre 1995, n. 522. Ad essa si applicano i controlli previsti dalle vigenti normative in tema di tutela della salute e della regolarità delle gare e non può essere svolta con l’ausilio di tecniche, metodologie o sostanze di qualsiasi natura che possano mettere in pericolo l’integritā psicofisica degli atleti. (omissis)
Nello stesso anno C.J. Hunter, primatista mondiale di lancio del peso e marito della velocista Marion Jones, risulta per quattro volte positivo al test del nandrolone.
Nel 2004 prima delle Olimpiadi di Atene, i velocisti greci Ekaterini Thanou e Kostas Kenteris, atleti favoriti per la medaglia d’oro, fingono un incidente stradale per sottrarsi al test antidoping. Inizia una serie dettagliata di controlli, che portano alla squalifica più di venti atleti. Il mondo dello sport è amareggiato da questa edizione olimpica guastata dal doping e difficile da dimenticare. Qualche tempo dopo la conclusione dei giochi olimpici, il detentore del record dei 100 metri, Tim Montgomery e la sua nuova compagna Marion Jones sono accusati di fare uso di sostanze dopanti (Cfr.: Nostra inchiesta sul doping - Breve storia del doping, da Podismo e Atletica - La rivista dei ranners, Anno 2, N. 3, marzo 2005, pag. 4).

(segue...)

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