piramide alimentare

ALIMENTAZIONE E ATTIVITA' MOTORIA

di Giovanni Lestini



(11) Fabbisogno energetico



Qualsiasi lavoro muscolare, per essere eseguito, necessita della produzione di energia che gli consenta di effettuarlo, qualunque sia la via metabolica seguita, da quella aerobica a quella anaerobica lattacida o alattacida. Il fatto certo è che tale energia scaturisce dall’ATP (adenosintrifosfato), che viene scisso in ADP (adenosindifosfato) e P (fosfato inorganico).
lotta Inoltre, si deve considerare che l’impegno metabolico dissipato nelle sedute di allenamento, può avere delle caratteristiche diverse da quello che si verifica nella manifestazione sportiva. Pertanto, si deve valutare il dispendio energetico relativo alle sedute di allenamento, considerando le problematiche connesse al peso corporeo dell’atleta, valutando anche le eventuali discipline sportive, che prevedono determinate categorie di peso, come, ad esempio, l’atletica pesante (arti marziali, lotta, pugilato, sollevamento pesi), il canottaggio, ovvero, le discipline praticate dagli sportivi che presentano un peso ridotto, come avviene nel pattinaggio e nella ginnastica artistica, in cui gli atleti sono dotati di una scarsa massa grassa.
Il fattore nutrizionale, che distingue gli individui sedentari e coloro che si dedicano alla pratica sportiva, è sicuramente un maggiore consumo energetico giornaliero da parte degli atleti.
calcetto L’attività sportiva detiene la quota del 15-30% del consumo energetico giornaliero totale di un individuo; naturalmente, quanto più sarà il tempo dedicato alla pratica sportiva, tanto più aumenterà la percentuale del dispendio energetico giornaliero.
Nei programmi d’allenamento, relativi agli sport di lunga durata, il dispendio energetico è talmente elevato che il fabbisogno dell’atleta può giungere ad una soglia del 50%, rispetto ad un tenore di vita in cui si effettui un’attività motoria moderata.
Si ritiene che il consumo energetico giornaliero, in seguito alla pratica dell’attività motoria per un’ora, può registrare un aumento medio di circa 400-900 kcal, in rapporto all’intensità e alla durata della seduta d’allenamento, oltre che all’abilità nell’esecuzione dei gesti sportivi.
nuoto Il fabbisogno energetico degli atleti varia relativamente allo sport effettuato. Per coloro che praticano attività sportive onerose sia in fase di allenamento, sia in gara (nuoto, maratona, sci di fondo, canottaggio, ecc.) l’apporto energetico può toccare anche una soglia di 5000 kcal giornaliere. Un bel passo in avanti se si considera che alle Olimpiadi di Berlino del 1936, un atleta consumava una razione calorica che poteva arrivare fino a 15.000 kcal giornaliere.
Nel caso di altre discipline sportive, in cui il carico di lavoro, in allenamento e in gara, è più moderato come nelle specialità del tiro, dell’equitazione, della ginnastica ritmica e artistica, dell’ippica, del curling, l’apporto energetico può scendere fino a 1200 kcal giornaliere.
Tuttavia, questi valori sono puramente indicativi, poiché nelle sedute di allenamento si deve considerare l’intervento di variabili, che possono determinare il dispendio energetico relativamente ai seguenti fattori: peso, altezza, sesso, età, altitudine, temperatura esterna, caratteristiche ereditarie e costituzionali, programma di allenamento, abilità dell’atleta, esecuzione tecnica del gesto sportivo, intensità e durata dell’attività sportiva, vincoli presentati dalla struttura sportiva.
Si deve, inoltre, considerare che la valutazione del dispendio energetico dell’atleta, non riguarda tanto la razione calorica di base, che è di 1 kcal l’ora per kg di peso corporeo, quanto la quota calorica che deve essere introdotta, in seguito al consumo generato dall’attività sportiva.
A questo punto, si devono analizzare due facce della stessa medaglia: lo sport praticato e l’atleta.

Sport praticato
Ciò che si deve considerare non è tanto la gara di per sé, quanto le sedute di allenamento quotidiane, nelle quali è previsto un programma che coinvolga particolarmente tutta la muscolatura scheletrica e non la semplice ripetizione dei gesti atletici da compiere in gara, come avveniva in precedenza.

Atleta
Gli atleti con una massa muscolare molto sviluppata registrano un dispendio energetico di circa il 5% superiore, rispetto a coloro che hanno lo stesso peso con una muscolatura meno sviluppata, indipendentemente dall’età, dal sesso e dalla razza. E’, però, quantomeno problematico stabilire, durante la seduta di allenamento, sia la cifra del dispendio energetico per minuto, sia la rispettiva quota relativa al fabbisogno energetico dell’atleta. Inoltre, l’impegno profuso dall’atleta, per quanto riguarda la tecnica, l’intensità e la durata, si differenzia nelle varie sedute di allenamento. Altresì, il dispendio energetico si differenzia tra il principiante ed il professionista, in quanto quest’ultimo denoterà una maggiore coordinazione nel gesto atletico ed una migliore esecuzione, registrando un minor consumo di energia. Per di più, lo stesso atleta, nel corso dei periodi di allenamento, modifica il proprio consumo energetico, che è più elevato all’inizio della stagione, per diminuire nel momento di forma, nonostante l’aumento del carico di lavoro.

Da tutto ciò si evince che non essendo possibile stabilire anticipatamente l’apporto calorico dello sportivo, l’unico punto di riferimento rimanda al controllo del peso-forma, vale a dire il rapporto fra massa muscolare attiva (tessuto muscolare) e massa inattiva (tessuto adiposo). Ogni atleta deve seguire un proprio regime alimentare, correlato al proprio peso e al carico di lavoro. Infatti, un adeguato stato nutrizionale è la chiave di volta per sentirsi in forma e per raggiungere un rendimento agonistico ottimale, che permetterà di prevalere su uno sportivo dello stesso talento, ma alimentato in maniera inadeguata.

(segue...)

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