De Coubertin

L'Educazione Fisica e lo Sport dal XIX secolo ad oggi

di Giovanni Lestini



(4) L'Inghilterra e lo sport



Primo match internazionale svoltosi nel 1872 tra Inghilterra e Scozia. Il risultato fu di 0-0 Raffigurazione di una gara podistica in Inghilterra Nelle varie epoche e civiltà, l'uomo ha considerato il gioco come parte integrante della propria esistenza, anche per misurare determinate qualità fisiche con i suoi simili. Nel fluire della storia, il gioco ha rappresentato i caratteri più profondi dei popoli, tanto da confondere la linea di demarcazione tra attività fisica, gioco e sport.
Non vi è alcun dubbio che il movimento sia nato per ragioni utilitaristiche, ma è maturato come scelta culturale e spirituale nelle attività ludiche, fino alla pratica sportiva, come simbolo dell’evoluzione motoria. Questo processo ha coinvolto molti paesi, creando un tutt’uno con il tessuto sociale dell’uomo di oggi. Anche l’organizzazione ed i regolamenti hanno toccato livelli che risultano proporzionali alle esigenze ed alle abilità raggiunte da coloro che praticano le discipline sportive sia a livello dilettantistico, sia a livello professionale.
L’Inghilterra è la nazione alla quale spetta il merito di aver contribuito alla riscoperta dello sport, concepito nella moderna accezione. In questo Paese, nello svolgimento dell’attività motoria in generale e dello sport in particolare, hanno assunto un ruolo fondamentale sia le prescrizioni derivanti dal mondo della medicina, sia la posizione sociale di ciascun individuo.
Con il termine «sport» venivano indicati tutti gli esercizi che erano appannaggio della nobiltà e del gentleman, anche se per risalire al significato originale di questo termine si "ritornare" al XIII secolo in Francia, in cui il termine «desport» indicava "l'insieme di mezzi per passare piacevolmente il tempo".
Raffigurazione di un incontro di pugilato tra donne Al ceto aristocratico e nobile era riservato un posto di rilievo, relativamente alla pratica della scherma, dell’equitazione e del canottaggio.
Lo sport in Inghilterra era prerogativa dei nobili, pertanto, questa attività aveva assunto un significato importante per quanto riguardava il modo di vivere. Con il mutare della classe aristocratica e delle condizioni socio-economico-culturali, lo sport si era esteso anche agli estremi limiti delle campagne: nasceva il nobile campagnolo, amante della caccia e del cavalcare. Lo sportman si identificava col gentleman.
Se da un lato l’aristocrazia godeva del privilegio di praticare alcuni sports in esclusiva, dall’altra aveva il merito di incoraggiare i giochi popolari, istituendo, tra l’altro, il rito della premiazione per i vincitori.
Thomas Arnold (1795-1842) La riduzione delle distanze tra i ceti sociali differenti non era, però, definitiva e completa nelle attività ludico-sportive, poiché gli stessi sports erano classificati in «nobili» e «popolari», pur nel rispetto delle forme che favorivano la socializzazione tra gli individui.
Nel XVIII secolo tutti praticavano l’equitazione, l’atletica, il pugilato, ma il polo ed il cricket erano appannaggio degli aristocratici. E’ facile notare, quindi, che l’elemento emergente per gli inglesi si fondava sulla pratica sportiva, intesa come educazione sportiva, che ben presto sarà introdotta anche nelle scuole come indiscusso sistema formativo.
Un valido contributo al propagarsi dello sport giungeva dal pedagogista inglese Thomas Arnold (1795-1842). Arnold intraprese i suoi studi a Winchester per proseguirli, poi, a Oxford; nel 1818 prese gli ordini sacri nella Chiesa anglicana. Egli ebbe il merito di consentire l'introduzione dell'educazione sportiva negli ambienti scolastici, come componente essenziale per la formazione degli studenti. Invitato nella città di Rugby, nei pressi di Oxford e famosa per aver dato i natali all'omonimo gioco, fu nominato, nel 1828, Rettore al College della Rugby School dove introdusse lo studio della Matematica, della Storia Moderna, delle Lingue Moderne.
La realtà che Arnold dovette affrontare nel college era delle più squallide, con docenti impreparati rispetto alle più semplici conoscenze psico-pedagogiche, e con i giovani allievi inclini al gioco d'azzardo, all'uso di alcool e ad ogni sorta di violenza.
I suoi progetti per rendere l'istituto più vivibile erano basati sull'autogovernment, sulla collaborazione degli studenti, sulla lealtà e sulla fiducia.
All'insegna di questi principî egli raggiunse risultati inaspettati, tanto da conferire un grande prestigio al College, dove vi rimase, per la brillante direzione, fino al 1842, anno del suo decesso.
Rappresentazione della squadra della Rugby School «Sull'onda delle innovazioni portate da Arnold al metodo di insegnamento e più in generale alla vita del college, quattro anni dopo la sua morte, il 7 settembre 1846, gli studenti della Rugby School erano così responsabili e autonomi da comprendere che il gioco tipico del loro college necessitava di una regolamentazione scritta per evitare che le partite degenerassero, come sovente accadeva, in rissa. Durante un'assemblea studentesca molto agitata e felice venne compilato il primo regolamento del giogo del rugby, composto da 37 regole. Una delle regole innovative che ci piace ricordare fu l'abolizione delle ginocchiate e dei calci al basso ventre. Ora venivano consentiti solo i calci sugli stinchi e gli sgambetti. Capirete facilmente che si trattava di un bel salto di qualità. In questo primo regolamento veniva inoltre consentito espressamente l'uso delle mani per prendere e portare la palla» (Marco Tilesi-Manfredi Maria Giffone, Elogio del rugby. Sport degli ultimi guerrieri, Roma, Alberto Castelvecchi Editore srl, II edizione riv. e ampl., 2006).
Rappresentazione di una mischia della Rugby School Il self-government scolastico auspicato da Arnold aveva funzionato, egli non imponeva agli allievi una disciplina, ma riconosceva la più ampia autonomia, che si sostanziava nella organizzazione autonoma degli studenti, a cominciare da quella morale, per finire a quella del rispetto delle regole definite da loro stessi.
«As Arnold put it: "First religious and moral principle, second gentlemanly conduct, third academic ability"».

"Lo sport non è nato dal nulla ma ha dato una sua forma a certi comportamenti umani. Ha accentuato tratti che, pur essendo propri ad altre attività o essendo stati importati in esse, non vi avevano lo stesso significato. Sport e ginnastica né s'identificano né si oppongono. Soltanto una teoria generale dell'educazione è in grado di chiarire le relazioni esistenti fra l'uno e l'altra".
(Jacques Ulmann)

(segue...)

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