De Coubertin

L'Educazione Fisica e lo Sport dal XIX secolo ad oggi

di Giovanni Lestini



(5) L'educazione fisica in Francia



Don Francisco Amoros y Ondeano (1769-1874)raffigurato in un busto presso "L'╔COLE MILITAIRE de JOINVILLE" La Francia è stata caratterizzata dal vivo interesse che nutriva per l’attività motoria. Alcune motivazioni politiche ben precise dirottavano l’idea ginnico-sportiva nella direzione ginnico-militaresca, sull'esempio del Turnen tedesco. Pertanto, venivano ad istituirsi molte società di tiro a segno e di ginnastica militare. Soltanto il ceto aristocratico si dedicava alle attività sportive, sull’onda della cultura inglese.
I capiscuola più rappresentativi dell'educazione fisica francese dell'ottocento li troviamo in Amoros e Clias.
Francesco Amoros (1769-1874), naturalizzato francese di origine spagnola, in sintonia con il Turnen di Jahn, privilegiava più di altri la ginnastica militare. Egli riteneva che la preparazione del militare non doveva consistere soltanto nel maneggiare le armi, ma soprattutto nel marciare, affrontare gli ostacoli e patire i disagi e le avversità. Per questi motivi, nella preparazione militare egli introdusse, sull'esempio di Jahn, il canto corale, in quanto riteneva che questo suscitasse «sublimi emozioni» anche negli individui più rozzi e indifferenti.
Francesco Amoros, seguace di Jahn e di Pestalozzi, prediligeva la ginnastica militare, a beneficio di ciò che la patria richiedeva. Tuttavia, lo spagnolo cercava di conciliare l'esercizio militare con i principî pedagogici divulgati da Pestalozzi, alla ricerca sul rapporto tra corporeità e formazione delle pubbliche virtù, cercando di fondere l'arte militare con le attività educative, come la corsa, la marcia, i salti, e «tutti gli esercizi utili, ovviamente adatti alle abitudini, al sesso, all'età, alla salute degli allievi».
Il suo grande interesse per la medicina e la meccanica umana, lo portò ad usare il metodo scientifico, incluso il dinamometro per misurare lo sforzo muscolare.
Testo pubblicato da Enrico Clias nel 1853 Il suo metodo si fondava sulla presa di coscienza del singolo movimento, da parte degli allievi, per proseguire poi con l'esecuzione globale dell'esercizio. Un metodo moderno che vede in Amoros uno dei massimi artefici dell'insegnamento militare e civile, a beneficio delle potenzialità morali e fisiche, che i giovani dovevano mettere al servizio della collettività.
Testo pubblicato da Pierre de Coubertin Enrico Clias (1782-1847), svizzero di nazionalità, ma residente in Francia, considerava principalmente il fine utilitaristico della ginnastica, in quanto questa deve favorire la crescita armonica dell'individuo, consentendogli di affrontare le situazioni pericolose, allontanando la morte.
Clias riteneva che gli esercizi dovessero essere eseguiti rispettando l'età degli individui. Per questo motivo egli classificava gli esercizi in tre settori: esercizi elementari, destinati ai bambini, con lo scopo di sviluppare la forza e l'agilità, «secondo un insegnamento naturale»; esercizi per i giovani, con l'intento di arricchirne l'aspetto spirituale e la reattività psico-fisica; esercizi complessi, come l'arrampicata, il nuoto, la lotta, destinati agli adulti, alla ricerca del giusto equilibrio tra anima e corpo. E' proprio questa l'originalità della classificazione: la distinzione tra movimenti semplici e complessi, meglio ancora se eseguiti rispettando l'esigenza di ritornare alla natura, «condannati a vivere il città».
A Clias va riconosciuto il merito di aver conciliato la realtà dell'educazione fisica di ambedue i sessi con l'ambiente scolastico, oltre ad essere un valido formatore di insegnanti, considerato l'elevato livello dei suoi fondamenti morali e «il suo disinteressato attaccamento per la scuola», a suggello della legge che, nel 1881, sancirà l'obbligo dell'educazione fisica nella scuola francese.
Fernando Lagrange (1846-1909), seguendo il metodo scientifico, considerava l'attività motoria dal punto di vista medico, instaurando una valida collaborazione tra medici ed educatori fisici, per un armonico sviluppo dell'organismo, considerando il pugilato ed il nuoto fra gli sports più completi.
Giorgio Demeny (1850-1917) Per Giorgio Demeny (1850-1917) la ginnastica aveva la finalità di perfezionare l'organismo. Pertanto, l'unico metodo per realizzare questo perfezionamento era quello sperimentale. Demeny riteneva che Ling commettesse un errore scomponendo il corpo in tanti segmenti. Secondo il fisiologo di origine ungherese, ma operante in Francia, l'organismo umano doveva essere considerato nella sua totalità dal punto di vista della fisiologia, la scienza che consente di osservare il funzionamento dell'intero organismo. Demeny considerava il corpo non come un insieme di parti anatomiche alle quali imprimere il movimento, ma come un insieme di funzioni (respiratoria, circolatoria, digestiva, muscolare, nervosa, ecc.) che la ginnastica deve perfezionare, mediante il movimento «completo, continuo, arrotondato», per una migliore armonia funzionale, che produca anche i benefici di ordine morale. Sosteneva Demeny: «L'individuo fisicamente perfetto non è quello che ha dei bei muscoli, è piuttosto colui che possiede un equilibrio funzionale perfetto».
Giorgio Hébert (1875-1957) A completamento del pensiero di Demeny troviamo Giorgio Hébert (1875-1957), secondo il quale, mediante l'educazione fisica, si doveva ricercare il perfezionamento dell'individuo. Ciò era possibile con il concorso della scienza, da un lato, e con l'intervento dello sport, dall'altro. Hébert osservava che lo sport prescriveva regole artificiali in contraddizione con le attività umane naturali, mentre l'attività motoria non poteva essere effettuata secondo le leggi della fisiologia. Pertanto, l'educazione fisica doveva essere "naturale".
Osservando gli animali Hébert si era reso conto che la natura li adattava al loro ambiente, per esempio nutrendoli. Non era grazie alla scienza che essi si comportavano e vivevano, ma era alla natura che dovevano obbedire. Osservando l'uomo primitivo, egli affermava che questo poteva sopravvivere nella perenne lotta dell'esistenza umana soltanto se era agile, veloce, energico. Queste qualità dell'uomo primitivo, secondo il maestro francese, dovevano essere trasferite nell'uomo moderno, per riportarlo alle condizioni di naturali vita, attraverso quello che egli chiamava il "metodo naturale".
Hébert indicava alcune attività, naturali per il primitivo e fondamentali per l'uomo moderno, come la corsa, il fondo, l'arrampicata, la lotta, la quadrupedia, il nuoto, il sollevare i pesi, il salto, considerate «attività di base» da praticare all'aperto. Da queste scaturirà lo sviluppo fisico, che conferirà la forza all'individuo. Oltre alla cultura del corpo, secondo Hébert, l'educazione dell'uomo doveva coinvolgere anche la sfera morale e l'aspetto sociale, per raggiungere un certo grado di civiltà.
Il "metodo naturale", quindi, richiedeva un ritorno alla natura, con la finalità di acquisire un'educazione corporea, ma allo stesso tempo la consapevolezza di aver raggiunto uno "status" morale e sociale che gli consenta di progredire nel percorso di «civiltà», che contraddistingue i popoli della terra.
In questo contesto di rinnovamento non solo nella forma, ma anche nella sostanza, in cui si richiedeva alle menti di riconsiderare il significato dell’educazione motoria e sportiva, si introduceva la figura del barone Pierre de Coubertin (1863-1937), il quale, riconoscendo l’enorme valore della competizione sportiva, proponeva di ripristinare i Giochi Olimpici come sistema educativo, simbolo di fratellanza e di pace fra i popoli della terra.
Il primo Comitato olimpico internazionale nel 1896 E’ bene ricordare che i Giochi Olimpici furono sospesi dall’Editto di Costantinopoli nel 392 d.C. e, non senza difficoltà, rilanciati, come ricordato sopra, dal barone de Coubertin, durante il Congresso Internazionale dello Sport a Parigi il 16 giugno 1894.
Il Congresso, il giorno 23 giugno 1894, all’unanimità accoglieva la proposta di De Coubertin, stabilendo, inoltre, la data ed il luogo dei primi Giochi Olimpici: «Atene nel 1896…Parigi nel 1900 e, in seguito di quattro anni in quattro anni, in altre città del mondo».
Si costituiva così il Comitato Olimpico Internazionale (C.I.O.), il cui motto è: «Citius, altius, fortius» («più velocemente, più in alto, più forte»), che aveva il compito di garantire l’organizzazione della storica manifestazione.
Jean Le Boulch (1924-2001) Il 24 marzo 1896, ad Atene, presso l'antico stadio Panatenaico, si svolgeva la prima Olimpiade dell'era moderna, dove parteciparono 484 concorrenti di 13 nazioni. Il regolare svolgimento quadriennale di questa manifestazione, che purtroppo è stato interrotto in concomitanza dei due conflitti mondiali, oggi coinvolge tutti i popoli della terra, a coronamento di tutte le difficoltà superate dal barone francese, per il rilancio dei giochi e dello sport unificati nelle Olimpiadi.
Il riconoscimento definitivo della validità dei giochi e dello sport, troverà una valida applicazione in seguito alla nascita del concetto di psicomotricità con Jean Le Boulch (1924-2001), che attribuiva un valore scientifico alla concezione del movimento umano dimostrando, con la sua teoria della psicomotricità, il collegamento tra l'aspetto pedagogico dell’educazione fisica e la realtà sportiva, mediante il gioco. Pertanto, sia l’educazione fisica, sia lo sport erano ritenuti da Le Boulch attività altamente formative, che fondendosi davano origine all’educazione sportiva.

"V'era una architettura morale di cui io dovevo raccogliere gli insegnamenti e ciò magnificava ogni dimensione".
(Pierre de Coubertin, Memorie Olimpiche)

(segue...)

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