Attrezzi per esercizi

Le pratiche motorie nell'antichità

di Giovanni Lestini



(3) Uno sguardo alle antiche popolazioni: l'Oriente



dadi

Anche per gli orientali le attività ludiche hanno rivestito un ruolo importante, ispirato alle pratiche religiose. Ogni atto motorio ricopriva un significato religioso e tutto era eseguito secondo una finalità prestabilita, pertanto gli atleti erano dotati, oltre che di una capacità fisica anche di una forte personalità spirituale. Due doti indispensabili se si considera l’esecuzione dell’atto motorio come la rappresentazione di un rituale sacro, che permette all’essere umano di mettersi in contatto con la divinità.

trottola I Cinesi hanno esercitato le pratiche motorie sin dai tempi più antichi, in quanto parte integrante della formazione generale, soprattutto nei ceti sociali superiori. All’età di quindici anni i ragazzi ricevevano l’insegnamento delle attività motorie in palestre, per l’avviamento ai salti (in alto, in lungo, in basso) ed alla corsa con finalità militari. In Cina hanno avuto origine anche alcuni giochi di società come gli scacchi (detti "Go"), le carte ed i dadi. Soprattutto per i bambini si faceva largo uso di trottole, altalene e palle di varie dimensioni, mentre gli imperatori (XVII secolo) si dilettavano nell’arte della caccia, una delle grandi occupazioni di tutti i tempi.

Ken-do I Giapponesi hanno collegato le pratiche motorie ad una moltitudine di credenze popolari, superstizioni e riti purificatori, che rappresentavano l’impianto delle credenze religiose. Nella prospettiva militare le pratiche motorie sono state alimentate dai Samurai, guerrieri che erano disposti a sacrificare la vita per i signori feudali. Con l’introduzione del buddismo gli antichi rituali hanno subito alcuni mutamenti che si sono concretizzati con lo sviluppo delle arti marziali come il Kara-te (colpo a mano vuota), il Sumo (lotta), il Ken-do (scherma con la sciabola) la Ju-jutsu (pratica della mobilità), il Ju-do (basato sul principio della flessibilità).

lotta con il bastone Gli Indiani, mediante la cura e la formazione del fisico e della mente, raggiunsero un elevato livello di perfezione. Essi praticavano la lotta, la caccia, il nuoto, il pugilato, l’equitazione. Gli Indiani, a differenza dei Greci, non attribuivano onori agli atleti che si elevavano al di sopra degli altri per forza e per vigore, in quanto erano protesi verso l’atto contemplativo, mediante la meditazione e l'estasi, attraverso la pratica dello yoga, che gli permetteva di elevarsi e distaccarsi dal mondo per formare un tutt’uno con l’universo. Il fine ultimo non era il raggiungimento della felicità ma il nirvana, vale a dire l’altra faccia dell’essere, considerata come uno stato di eterna pace dello spirito.

(segue...)

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