Attrezzi per esercizi

Le pratiche motorie nell'antichità

di Giovanni Lestini



(8) Il professionismo atletico a Roma



Terme romane di Fordongianus A Roma il ruolo della ginnastica educativa è destinato a svanire progressivamente, a differenza del professionismo atletico e della ginnastica medica, che hanno rappresentato il punto di riferimento nelle attività motorie della città eterna. Anche se i Romani non hanno portato una ventata di novità nell’esercizio fisico, essi hanno dirottato tali pratiche verso una formazione prevalentemente militare. Fra le molte cose che i romani hanno ereditato dai greci si devono ricordare i bagni termali, che hanno assunto una notevole importanza sia tra i giovani, sia tra gli anziani. Preferendo i bagni agli esercizi fisici, molti romani hanno navigato nell’ozio a tal punto che i loro corpi sono diventati deboli e molli. Dediti prevalentemente al passatempo hanno finito con l’assistere alle manifestazioni di giochi violenti: nasceva così il professionismo atletico.
Mosaico raffigurante una scena di combattimento tra gladiatori romani Il professionismo atletico nello svolgimento dei giochi consisteva in una mortale lotta tra gli uomini e le bestie: ciò, probabilmente, era il segno di una società in declino, in cui i gladiatori, che morivano nelle arene, erano il simbolo di ciò che quella società "…avrebbe voluto essere e si vendicava per ciò che non aveva saputo essere".
Non tutte le classi gladiatorie sono esistite contemporaneamente, alcune scomparvero già in età repubblicana come i Samnites, altre si modificarono come i Galli poi Murmillones, altre ancora come i Thraeces giunsero immutate sino all’età imperiale. Il vestiario era diverso a seconda della classe di appartenenza. Attraverso le fonti storiche a disposizione si possono identificare all’incirca una dozzina di categorie, non condivise però tra tutti gli studiosi, non essendo a volte facile legare i nomi con le iconografie a disposizione. Il perizoma (subligalicum), la cintura (balteus), l’elmo (galea), la protezione metallica per il braccio (manica), gli schinieri per proteggere le gambe (ocreae e cnemides), facevano parte del vestiario di uso comune a tutte le categorie. Ecco le più note:
Classi di gladiatori romani Thraeces: portavano un elmo a tesa larga sormontato da un cimiero a forma di grifone e ornato di piume, una manica al braccio destro, un piccolo scudo (parma) una spada ricurva (sica) e alte protezioni alle gambe (cnemides);
Retiarii: ispirati al Dio Tritone, avevano una placca metallica a protezione della spalla sinistra (galerus), erano privi di elmo, armati di tridente, rete e una corta spada;
Murmillones (o Myrmillones): simili ai Traci si differenziavano da questi per avere un pesce (murmo) sull’elmo al posto del grifone, un grande scudo rettangolare ed una spada dritta (gladio), l’ocrea alla gamba sinistra;
Provocatores e Secutor: simili tra loro avevano un elmo ovoidale liscio per impedire la presa della rete del Reziario, loro antagonista nell'arena, un pettorale in cuoio con al centro una testa di gorgone in metallo, schiniere sulla gamba sinistra e bende in stoffa (fasciae) in quella destra, scudo e spada.
E poi ancora: Oplomachi che usavano un grande scudo (hoplon), Essedari che combattevano su carri (esseda), Sagittarii che usavano arco e frecce, Equites che, armati di lancia, combattevano a cavallo, Dimachaerus che combattevano con due spade, Velites armati di giavellotto, Laquearius armati di lazo (laqueus) con il quale cercavano di strangolare l’avversario. Di altre si conoscono solo i nomi.
gladio Le coppie nell’arena erano determinate in base al tipo di armamentario che ogni categoria aveva, le armi di offesa e di difesa dovevano bilanciarsi con quelle dell’avversario. Una categoria a parte era formata dai Venatores che si cimentavano contro le belve (venationes), questi gladiatori di solito avevano solo una tunica e armi di offesa.
Questi giochi, la cui origine viene fatta risalire al centinaio di elefanti che Scipione l'Africano portò a Roma dopo aver sconfitto Annibale, mostrati alla folla nel Circo Massimo e poi abbattuti perché non era più possibile mantenerli, richiedevano una organizzazione molto complessa e dispendiosa che riguardava la cattura degli animali, richiesti sempre in quantità maggiore, il trasporto in città, luoghi per la loro stabulazione (vivarium) il mantenimento e misure di sicurezza all'interno dell'arena per evitare incidenti agli spettatori. Alte reti con alla sommità zanne d'elefante rivolte verso l'arena e rulli per impedire agli animali di arrampicarsi, poste tutt'intorno alla cavea e arcieri proteggevano gli spettatori da eventuali pericoli.
Con il declino dell'impero e con il Cristianesimo che portò cambiamenti nei costumi della società, questo genere di divertimento era destinato ad aver fine. Gli ultimi spettacoli di gladiatori si ebbero nel 438 d. C., per essere vietati definitivamente dall'imperatore Valentiniano III. Dopo fasi alterne il sipario calò così anche sul Colosseo. Nel 523 d. C. si svolsero le ultime venationes.
Seneca, filosofo di spicco della vita romana, sosteneva che le attività motorie praticate sino all'esasperazione procurano un danno all’uomo, poiché il corpo deve obbedire alle ispirazioni prodotte dall’anima.

(fine del capitolo)

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