Attrezzi per esercizi

L'evoluzione motoria dal Medioevo alla fine del XVIII secolo

di Giovanni Lestini



(1) Il Cristianesimo e l’attività fisica nel Medioevo



scuola medievale Con l’avvento del Cristianesimo l'abolizione della ginnastica, ma soprattutto dei giochi olimpici, ufficialmente soppressi con l'editto di Costantinopoli, l'8 novembre del 392, ad opera di Teodosio I, oltre che dell’interruzione dei combattimenti, nasce dall’esigenza di condannare l’oltraggio a cui era sottoposto l’essere umano. Non si poteva permettere che l’uomo fosse umiliato ed ucciso da un altro suo simile o da una belva.
Inoltre, l’esaltazione del corpo nelle attività ludiche era in contrasto con i principi della religione cristiana, anche se questa è una posizione troppo estrema, in quanto lo stesso S. Agostino, nel De doctrina christiana, obiettava che Dio avesse inviato Gesù sulla terra per salvare oltre che l'anima, l'uomo nella sua totalità, compreso il corpo (a conferma di ciò viene indicata la resurrezione del corpo di Cristo).
Ciò non significa che il Medioevo cristiano esalti il corpo o eguagli il corpo all'anima, ma neanche che siano proibiti gli esercizi fisici.
La scuola cristiana modifica profondamente la formazione e l’educazione dei giovani, poiché, mediante l’istruzione, essa soddisfa tutte le esigenze dell’individuo sia dal punto di vista materiale, sia dal punto di vista spirituale.
La Chiesa diventa il centro dell'alfabetizzazione dei ceti poveri, grazie anche al richiamo rappresentato dal campo da gioco, presente in ogni canonica, e che sarebbe poi diventato nell'ottocento l'oratorio di Don Bosco, in cui la pratica sportiva potrà essere svolta gratuitamente anche dai giovani meno agiati, arricchita da intenti pedagogici, educativi, sociali, religiosi.
Il pensiero più comune è che il corpo non ha lo stesso valore dell'anima ma le è necessario. Esso è considerato come il fratello minore affidato alle cure dell'anima.
Nulla induce a vietare gli esercizi fisici, senza per questo trascurare la cura dell'anima: nessun divieto può essere riscontrato né nel pensiero medievale, né negli atteggiamenti comuni, derivanti da un adattamento più o meno attinente al cristianesimo vissuto quotidianamente.
competizione_medievale I giochi e le manifestazioni atletiche continuano a sussistere, anche se il professionismo atletico registra un periodo di declino. I giochi medievali sono riservati al ceto nobile ed aristocratico.
Fra i giochi più praticati dall’aristocrazia medievale spicca il Torneo: una sorta di battaglia ricca d’inseguimenti, che hanno luogo nelle campagne, al fine di catturare i cavalli degli avversari. I cavalli sarebbero stati restituiti al tramonto, dietro pagamento di una somma da parte dei vinti.
Un altro gioco simile al Torneo è la Giostra. I protagonisti erano due cavalieri, i quali armati di lancia dovevano dirigersi al galoppo sull’avversario per disarcionarlo.
Il passo d'arme consisteva in uno scontro fra due fazioni opposte per conquistare la postazione controllata dagli avversari.
La gualdana in cui i cavalieri si esibivano in combattimenti simulando una battaglia.
La quintana o giostra del saracino, uno dei giochi più popolari, consisteva nel dimostrare l'abilità del cavaliere, che con la lancia in pugno tentava di colpire un bersaglio che raffigurava il nemico, il saracino, alla cui estremità era ancorata una spada o una mazza. Il bersaglio doveva essere colpito in pieno petto, altrimenti ruotava su se stesso, fino a colpire e disarcionare il cavaliere.
La corsa dell'anello in cui il cavaliere, lanciato al galoppo, tentava di infilare la lancia (o la spada) all'interno di un anello sospeso.
In Francia hanno avuto una notevole risonanza la pallacorda, il gioco del maglio, il biliardo.
Gli inglesi erano soliti praticare il salto, la lotta, il lancio di pietre, il gioco della palla.
Naturalmente, questi giochi erano praticati nel tempo libero, in quanto nelle scuole non era concesso il "classico" periodo di ricreazione, poiché l’educazione medievale era affidata esclusivamente ai libri ed ai maestri dei collegi.
Ci si potrebbe chiedere come mai questi giochi erano più o meno gli stessi dovunque, fatta eccezione per alcune particolarità nazionali. Alcuni, come i tornei, sembrano scaturire dalle esercitazioni che venivano svolte in preparazione alla guerra. In seguito alla perdita del loro carattere bellicoso si trasformarono, in alcuni casi, in vere e proprie attività rituali, in altri esprimevano comportamenti umani, in cui le persone si misuravano in competizioni proprie della vita in società, come i salti, i lanci ed i giochi con la palla.
Altri giochi assumevano specifici significati a carattere folkloristico. La loro origine è sconosciuta, come del resto, si può dire anche di alcuni giochi che, nella nostra epoca, si sono sviluppati e sono scomparsi un dopo breve periodo, come la canasta e l'handball. Possiamo senz'altro affermare che dai giochi folkloristici medievali sono originati alcuni dei nostri sport. Sembra che il football derivi dalla soule, il tennis dalla pallacorda e che il gioco con la palla e il bastone sia l'antenato del golf, del croquet, dell'hockey e del cricket.

Nelle Confessioni S. Agostino, narrando il grande dolore che lo aveva colpito per la morte della madre ad Ostia, sostiene di aver tentato di placare il proprio dolore in una nuotata: "poiché avevo sentito che ai bagni era stato dato questo nome (in greco baleanon) in quanto liberano lo spirito dall’angoscia. Ebbene dopo il bagno stavo come prima; il mio corpo non trasudò l’amarezza dello sconforto".
(Agostino d'Ippona, Confessioni, IX, 32)

(segue...)

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