Cervello

Il Sistema Nervoso

di Giovanni Lestini



(6) La corteccia cerebrale



Le operazioni cerebrali necessarie per esplicare le nostre facoltà cognitive avvengono prevalentemente nella corteccia cerebrale. Area di Broca e Area di Wernicke Questa è la sostanza grigia che ricopre gli emisferi cerebrali. Come accennato in precedenza la corteccia cerebrale è formata da quattro lobi: frontale, temporale, parietale, occipitale.
Il lobo frontale programma le azioni e controlla il movimento. Il lobo temporale è in relazione con l'udito. Essendo connesso con l’ippocampo e con il nucleo dell’amigdala, interviene anche in alcuni processi d’apprendimento, nelle funzioni della memoria e della sfera emotiva. Il lobo parietale è in rapporto con le sensazioni somatiche, definisce la formazione dello schema della propria immagine corporea anche in rapporto alla realtà circostante. Il lobo occipitale è correlato con tutte le situazioni che riguardano la facoltà visiva.
Nella corteccia cerebrale convergono tutti i sistemi cerebrali responsabili delle sensazioni, delle percezioni, del movimento volontario, dell’apprendimento, del linguaggio e del pensiero.
Ogni lobo della corteccia è provvisto di una serie di circonvoluzioni e di profondi ripiegamenti, consentendo di contenere l’enorme quantità di neuroni in un spazio ristretto.
La strutturazione della corteccia cerebrale è contrassegnata da due caratteristiche fondamentali:
1) ciascun emisfero è correlato con i processi motori e sensitivi della parte opposta del corpo. Ad esempio, tutte le informazioni provenienti dagli organi di senso che entrano nel midollo spinale del lato destro, si incrociano mediante le "decussazoni" e passano nella parte sinistra del Sistema Nervoso Centrale, fino a raggiungere l’emisfero sinistro e, quindi, la corteccia cerebrale. Allo stesso modo, le aree motrici dell’emisfero sinistro esercitano il controllo sulla parte destra del corpo;
2) gli emisferi cerebrali nonostante appaiano simili, non sono del tutto simmetrici, né sono totalmente corrispondenti dal punto di vista funzionale.
Nella corteccia cerebrale i corpi cellulari dei neuroni corticali sono organizzati in strati, collocati parallelamente alla superficie del cervello. Inoltre, lo strato di neuroni più vicino alla superficie è separato dalla pia madre da una zona priva di neuroni, detta I strato. Infine, almeno uno strato di cellule contiene le cellule piramidali da cui si dipartono grossi dendriti (dendriti apicali), che si propagano fino al I strato formando ramificazioni multiple.

Alcuni studi eseguiti nell’ultima metà del XIX secolo da Pierre Paul Broca hanno dimostrato che i disturbi del linguaggio, come l’afasia, dipendono da una anomalia della corteccia cerebrale, in quanto è proprio qui che si localizzano le strutture deputate al linguaggio. Pertanto, le funzioni della corteccia cerebrale sono di ordine sia neurologico, sia psichico. Nel 1861, Broca osservò alcuni pazienti che erano in grado di capire il senso del linguaggio, ma avevano perso la capacità di articolare un discorso grammaticalmente corretto, pur non presentando deficit motori a carico della lingua, della bocca o delle corde vocali. In seguito all’esame autoptico dei loro cervelli, Broca notò la presenza di una lesione nella parte posteriore del lobo frontale dell’emisfero sinistro, probabilmente dovuta ad un ictus cerebrale. Questa regione della corteccia cerebrale oggi viene denominata area di Broca. Tale scoperta indusse Broca, nel 1864, ad affermare che "Noi parliamo con l’emisfero sinistro!".
52 aree di Brodmann Alcuni anni dopo, nel 1876, Karl Wernicke scoprì un nuovo tipo di afasia con disturbo della comprensione del linguaggio, ma non dell’espressione verbale: i pazienti di Broca comprendevano il significato del discorso, mentre quelli osservati da Wernicke parlavano ma non comprendevano il significato delle parole. Ad una più approfondita analisi Wernicke localizzò la lesione cerebrale nella parte posteriore del lobo temporale, nel punto di unione con i lobi occipitale e parietale.
Wernicke riteneva che il linguaggio comportasse l’esistenza di un programma sensitivo e di uno motorio. Pertanto, ipotizzò che il programma motorio, che coordina i movimenti della bocca per la pronuncia delle parole, sia localizzato nell’area di Broca (nella parte posteriore del lobo frontale). Il programma sensitivo, che controlla la percezione delle parole, veniva individuato nell’area del lobo temporale, la quale ancora oggi è denominata area di Wernicke.
Nei primi anni del XX secolo l’anatomista tedesco Korbinian Brodmann diede vita ad una nuova scuola di pensiero, in tema di localizzazioni cerebrali. Lo studio di Brodmann consisteva nella localizzazione di nuove aree cerebrali, in base alla struttura dei tipi cellulari ed alla loro collocazione in strati. Brodmann suddivise la corteccia cerebrale umana in 52 aree. Ancora ampiamente usato, lo schema di Brodmann, a tutt’oggi è oggetto di studio, tanto da venire continuamente aggiornato dai neuroanatomisti.
E’ stato scientificamente dimostrato che molte delle aree sistemate da Brodmann hanno il controllo sulle specifiche funzioni cerebrali. Ad esempio, le aree 1, 2, 3 danno luogo alla corteccia somatosensitiva primaria. L’area 4 è la corteccia motoria: ad essa è deputato il controllo della motricità e del movimento volontario. Le cortecce somatosensitiva e motoria saranno rappresentate, nel 1950, da Penfield, nell'Homunculus somatosensitivo e motorio, una sorta di «mappa caricaturale umana», in cui ad ogni zona del cervello corrisponde una parte del corpo, sia nella fase di ricezione delle informazioni, sia nell'elaborazione ed invio dei dati analizzati, verso i vari distretti corporei. L’area 17 (corteccia visiva primaria) accoglie ed esegue le prime analisi sulle informazioni visive provenienti dagli occhi, per inviarle poi ai centri visivi superiori, per gli ulteriori controlli. Le aree 41 e 42 sono il sito della corteccia udiva primaria.
Oltre all'individuazione delle connessioni cellulari, l’idea dominante, nella prima metà del ‘900 fu quella delle aree cerebrali associate. Uno dei principali rappresentanti di questa teoria fu lo psicologo americano Karl Lashley, il quale sosteneva che l’apprendimento, e le funzioni mentali in genere, non possono essere localizzati nelle aree cerebrali e non devono essere messe in relazione con determinati raggruppamenti neuronali, poiché le funzioni nervose dipendono dalla massa cerebrale nella sua totalità, e non dai neuroni che la compongono.
Ulteriori studi hanno messo in luce che le aree associative svolgono tutti i processi mentali che consentono di "associare" l’ingresso sensoriale con l’uscita motoria, in modo tale che, all’input delle informazioni sensoriali, segua l’elaborazione dei dati informativi con il conseguente output motorio. Naturalmente nelle aree corticali i processi mentali riguardano l’elaborazione dei segnali sensoriali, la comparazione e l’associazione delle percezioni presenti con il vissuto, l’esplorazione del mondo circostante e la concentrazione dell’attenzione. «Le aree associative sono in grado di elaborare processi cognitivi altamente complessi in quanto ricevono informazioni da diverse aree sensoriali di ordine superiore e le trasmettono ad aree motrici di ordine superiore in grado, dopo appropriate analisi e trasformazioni, di organizzare la pianificazione di risposte motorie complesse» (Kandel-Schwartz-Jessell).

(segue...)

pagina precedente Torna all'home page pagina successiva

Torna all'inizio

Valid XHTML 1.0 Transitional